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The Diamond Sea29 novembre IRATAL'incombere umorale degli affetti del sangue
l'incombere umorale delle idee delle istanze l'insolente promessa sciocca vacua solenne di bastare a sé non tornerò mai dov'ero già non tornerò mai a prima mai l'incombere umorale delle idee delle istanze l'incombere umorale degli affetti del sangue potessi dirti quello che nemmeno posso scriverti esiterei nel farlo
oggi è domenica domani si muore
oggi mi vesto di seta e candore oggi è domenica domani si muore oggi mi vesto di rosso e d'amore ...ad onta di ogni strenua decisione o voto contrario mi trovo imbarazzato sorpreso ferito per un'irata sensazione di peggioramento di cui non so parlare né so fare domande... (CSI, da Linea Gotica) 23 novembre TUNNELUn traffico maestoso, inesauribile. Un'avanzata che preferisce restar ferma per contemplare silenzio e immobilità collettive. Gli sguardi adiacenti della gente in attesa, che sembrano arrestare il tempo come istantanee sfuggenti. Il fumo improvviso che fuoriesce dall'interno della vettura e la portiera rimasta bloccata. Le unghiate stridule sui finestrini e l'indifferenza di tutte quelle facce assenti. L'agognata liberazione e il volo di fuga. L'immensità del cielo finchè la corda non indirizzi un senso sulla spiaggia. Avvocato, l'ho preso... Lui pare non voler cedere ai richiami del nobile a cavallo e d'un giovane uomo che lo tiene in alto. Poi giù definitivamente, cascando sul mare.
17 novembre FERRO SCONSOLATOLa giovane songwriter inglese Nancy Elizabeth, ancora misconosciuta ai più, è appena giunta al secondo capitolo della sua discografia con Wrought Iron. A due anni dal promettente e suggestivo esordio Battle And Victory, caratterizzato da moderne intuizioni Folk, le aspettative per un graduale perfezionamento stilistico non erano poche. Eppure bisogna dire che, una volta concluso il disco, l'impressione generale è quella di un inaspettato passo indietro. In Wrought Iron prevalgono atmosfere invernali, raccolte e sofferte, ma a latitare sono i momenti davvero memorabili. Incerta se seguire le orme di Tori Amos o della PJ Harvey di White Chalk, la Elizabeth finisce col difettare di personalità declinando le influenze con spirito più accademico e meno emozionale. E così Wrought Iron si presenta come il classico album che vorrebbe essere ma non è, senza dubbio curato e interessante negli arrangiamenti, ma che poco invoglia a ripetuti ascolti. L'incipit strumentale di Cairns, rievoca in qualche modo i grigiori ancestrali dei Cure di Seventeen Seconds, mentre la sola Bring on the hurricane può considerarsi un anello di congiunzione col precedente lavoro. Il singolo Feet of courage e The act sono forse le uniche ad esimersi dal mood complessivo della tracklist e dall'ingombranza del pianoforte, novità (ahimè) non eccelsa di questo nuovo corso. Anche se Lay low è una canzone essenzialmente riuscita, la natura degli 11 brani rimane sempre quella; e cioè di un'opera che si compiace dei suoi minimalismi ostinati e della sua intima tristezza, risultando ben presto monotono e troppo freddo. A salvarla, come detto, provvedono gli arrangiamenti profondi e mai banali, insieme ai suddetti pezzi degni di nota. Non un brutto album, ma certamente un'occasione mancata.
12 novembre STATO DI NECESSITA'L'altro giorno, una signora mi ha fermato chiedendomi se la pioggia degli ultimi tempi sarebbe continuata a cadere nelle prossime ore. Io naturalmente speravo di no, anche perchè con questo periodo d'influenza ci manca giusto il clima piovoso/ventoso/temporalesco a dare la botta definitiva. E lei dopo ha aggiunto pressappoco: "poi come fareste voi giovani, che non potete più uscire per colpa di quest'aria?". Era come se mi avesse letto nel pensiero. Infatti, quest'ultima domenica sentivo il bisogno di farmi quattro passi per sperare nell'incontro più necessario che ora potessi desiderare ma, puntualmente, una pessima pioggia autunnale ha rovinato tutto e così, nel tardo pomeriggio, sono dovuto rimanere dentro casa a consolarmi con i Flaming Lips e Neko Case. Forse è meglio non spazientirsi troppo, che il bello verrà da sè. A patto di non trovarmi alle 23:16 d'un qualsiasi sabato sera in Piazza Martiri di via Fani, onde evitare che mi squilli il telefonino e dover quindi rispondere: "perchè me lo chiedi?". Guai a me se lo dico! Già mi sento pronto nel farmi ribattere: "tu non me la devi toccare mia figlia, altrimenti vedrai cosa ti succederà!". Dopotutto sono sempre in tempo a beccarmi la febbre... 29 octobre I MIEI 30 FILM PREFERITI-secondo anno· ARANCIA MECCANICA (Stanley Kubrick) · PSYCO (Alfred Hitchcock) · TEMPI MODERNI (Charlie Chaplin) · LA CONVERSAZIONE (Francis F. Coppola) · TORO SCATENATO (Martin Scorsese) · CHINATOWN (Roman Polanski) · IL POSTO DELLE FRAGOLE (Ingmar Bergman) · VIALE DEL TRAMONTO (Billy Wilder) · THE ELEPHANT MAN (David Lynch) · PICNIC AD HANGING ROCK (Peter Weir) · I DUELLANTI (Ridley Scott) · IL FANTASMA DEL PALCOSCENICO (Brian De Palma) · BRAZIL (Terry Gilliam) · SENTIERI SELVAGGI (John Ford) · IL CACCIATORE (Michael Cimino) · ED WOOD (Tim Burton) · UN MONDO PERFETTO (Clint Eastwood) · SOLARIS (Andrej Tarkovskij) · LA SOTTILE LINEA ROSSA (Terrence Malick) · DEAD MAN (Jim Jarmush) · IL PETROLIERE (Paul T. Anderson) · A HISTORY OF VIOLENCE (David Cronenberg) · NON E’ UN PAESE PER VECCHI (Joel & Ethan Coen) · LA PASSIONE DI GIOVANNA D’ARCO (Carl T. Dreyer) · DISTRETTO 13: LE BRIGATE DELLA MORTE (John Carpenter) · L’UOMO INVISIBILE (James Whale) · IL MATTATORE DI HOLLYWOOD (Jerry Lewis) · AGENTE 007: DALLA RUSSIA CON AMORE (Terence Young) · DUEL (Steven Spielberg) · LEGAMI! (Pedro Almodovar) 24 octobre CANZONI (TUTT'ALTRO CHE) POPOLARIEclettici, deliziosi, inconfondibili, sorprendenti. Sono questi gli aggettivi che meglio definiscono Ira Kaplan, Georgia Hubley e James McNew, vecchie conoscenze dell'indie-rock americano e acuti esibitori di una cifra sonora in costante evoluzione. Quando si parla degli Yo La Tengo occorrerebbe un ripasso immediato di questa pregevole e infallibile carriera, specie dei capolavori I Can Hear The Heart Beating As One (1997) e And Then Nothing Turned Itself Inside-Out (2000). A distanza di tre anni, anche l'ottimo I Am Not Afraid Of You And I Will Beat Your Ass pareva aver dato tutto in termini creativi, ma è evidente che gli Yo La Tengo non vogliono finire di stupirci con la loro miracolosa maturità da veterani. Ecco quindi le Popular Songs concepite secondo rielaborazioni proprie di linguaggi musicali diversi, esposti nella consueta forma naturale e malleabile di cui la band è maestra. Si tratta, in definitiva, del nuovo concentrato superbo di ciò che sono stati (e sono ancora) gli Yo La Tengo; a partire della psichedelia liquida e sinfonica di Here to fall e via proseguendo con gioielli Pop dall'armonioso gusto retrò (Avalon or someone very similar, If it's true), evocative brume elettroniche (la splendida By two's), ballabili altalene garage-rock (Nothing to hide, sulla scia del penultimo lavoro), morbidi accenti crepuscolari (I'm on my way, All your secrets), fino ad arrivare alle tre suite poste in coda alla scaletta: More stars than there are in heaven è un'emotiva ballata dal pathos quasi shoegaze, mentre le dilatazioni ambient-rock di The fireside fungono da preludio minimalista alla travolgente carica noise di And the glitter is gone, quindici minuti e passa d'elettricità liberatoria e goduriosa. Ormai risulta scontato aggiungere come il trio di Hoboken sia davvero incapace di produrre dischi, neanche brutti, ma meno che buoni. Un gruppo così, dopo oltre vent'anni sulle scene, merita solo ammirazione e rispetto.
17 octobre BASTARDI SENZA GLORIA
C’era una volta nella Francia occupata dai nazisti… un colonnello delle SS chiamato Hans Landa, che visita il contadino LaPadite per mantener fede al suo soprannome di Cacciatore d’Ebrei e, dopo una scrupolosa chiacchierata dinanzi fascicoli investigativi, pipe sbilanciate e latte richiesto, scoprirà il rifugio dei perseguitati ma si lascia sfuggire l’unica sopravvissuta, la giovane Shosanna Dreyfus. Un incipit esaltante quello di Inglourious Basterds, nuovo capolavoro di Quentin Tarantino che scompagina le carte della Storia secondo i dettami non conformi dei suoi personaggi; un’anarchica pellicola di guerra che rielabora il war movie e assume altra forma nelle mani d’un regista forse mai così maturo ed ambizioso. Ispirato solo vagamente a Quel Maledetto Treno Blindato di Enzo G. Castellari, il film è suddiviso (un po’ come Kill Bill) in cinque capitoli riguardanti i diversi aspetti di una vendetta da compiere con la massima ferocia ed eccitazione. C’è il tenente Aldo Raine (interpretato dal magistrale Brad Pitt) che recluta una squadra d’ebrei americani, ordinando loro di scalpare almeno cento nazisti e incidere svastiche sulla fronte a chi rinnegherà l’uniforme una volta liberato. C’è la fuggitiva ebrea Shosanna, che sotto falso nome diventa proprietaria di un cinema parigino e vuole ordire un piano contro l’alto potere del Reich, riunito per l’anteprima del film propagandistico Orgoglio Della Nazione. C’è la diva tedesca Bridget von Hammersmark, che allo stesso tempo è una spia antinazista alleata con gli inglesi e i Bastardi di Raine. Compaiono anche le figure storiche di Goebbels e Hitler ma rievocati in maniera molto libera, specie quest’ultimo è degno della performance caricaturale di Chaplin ne Il Grande Dittatore. Tarantino consolida ulteriormente la sua maestria nella direzione degli attori (stavolta ci fa scoprire l’indimenticabile volto di Christoph Waltz, meritatissimo vincitore della Palma d’Oro a Cannes) e alterna dialoghi astuti a frenetiche esplosioni di violenza, rendendo l'insieme con esemplare sfoggio di primi piani: si veda la straordinaria parte, tutta in tempo reale, ambientata nella taverna francese per farsi un’idea della potenza espressiva del cineasta americano. Nessuna logica da B-movie, nessun citazionismo, nessun divertissement alla Kill Bill o alla Grindhouse (che in confronto possono essere (ri)viste soltanto come opere di transizione); Bastardi Senza Gloria è semplicemente grande cinema tarantiniano, quello che sa spaziare fra storie e generi diversi grazie ai geniali tocchi di stile tipici dell’autore, capace di consegnare queste due ore e mezza abbondanti a futura memoria cinefila. Sai che ti dico Utivich? penso che questo potrebbe essere il mio capolavoro
28 septembre JUSTICE IS MIGHTL'arresto di Roman Polanski da parte della polizia svizzera, a 32 anni dall'oscuro fattaccio d'abuso minorile ai danni di una tredicenne, ha davvero dell'incredibile. Era atteso a Zurigo per l'ennesimo premio alla carriera e invece ha trovato il più atroce scherzo che potesse subire negli ultimi decenni, dopo una vita spesa fra indelebili tragedie e personali rivincite artistiche. Ieri i telegiornali presentavano la notizia come se fosse già morto, ripercorrendo soprattutto le tappe dolorose della sua vicenda umana e gli inevitabili accenni ai film più importanti che tanto dovrebbero far capire di che regista si parla. Perchè se quest'uomo finirà seriamente estradato in quell'America per lui divenuta infernale ed inaccessibile, allora i 50 anni di prigione previsti dalla legge non possono che definirsi una beffarda condanna a morte. Stava anche girando un thriller politico e intanto rievocava le sue esperienze professionali un pò dappertutto (compresa l'Italia, che è sempre una delle mete preferite), mantenendosi in ottima forma nonostante avesse superato settantacinque primavere. Un eterno inquilino in fuga a cui sembra essergli stata negata la pace interiore sin dall'infanzia. E una nuova perdita di quella pace non può passare attraverso l'improvvisa riapertura d'un controverso caso sepolto dal tempo. 17 septembre SEPTEMBERThe sun shines high above
The sounds of laughter
The birds swoop down upon The crosses of old grey churches
We say that we're in love While secretly wishing for rain Sipping coke and playing games September's here again September's here again (David Sylvian, da Secrets Of The Beehive) 14 septembre CODE DI PAGLIA"Ho perso un giocatore per un fallo stupido, lui sapeva di essere stato ammonito e non meritava il rosso, poi magari l'arbitro viene insultato dal primo al novantesimo e non succede nulla. E allora mi arrabbio. L'arbitro deve essere al di sopra di ogni sospetto. E basta. Io credo che in campo non si debba protestare mai, per nessun motivo. Io insulto i miei giocatori se si mettono a discutere con l'arbitro. Detto questo, il calciatore non può far valere il suo peso specifico di fronte ad un direttore di gara. Certi giocatori ci marciano, dico i Totti e i De Rossi. In campo ne succedono di tutti i colori, ma certi atteggiamenti alla lunga possono portare dei condizionamenti. Io dico solo che in una partita mi voglio giocare le mie risorse al meglio, senza cose del genere. Adesso ragiono su un malcostume, quello di insultare l'arbitro. Se lo fa un mio calciatore viene ammonito subito, ad altri invece è consentito" (Marco Giampaolo, ieri pomeriggio dopo Siena-Roma).
Ma è possibile che pure un allenatore (fino a ieri) tranquillo come Giampaolo si scagli in maniera così furiosa contro i giocatori romanisti? pensava che gli avversari facessero vincere facile la sua squadra, al pari degli ultimi precedenti in casa? Ti pare poi che se gli anti-sportivi della Roma avessero insultato l'arbitro per novanta minuti forse quest'ultimo avrebbe preso dei provvedimenti? D'accordo, ci sono stati episodi decisivi ma di certo non clamorosi al punto da accusare i giallorossi d'aver rubato la partita, un vizio comune troppo spesso esibito fra gli allenatori più rispettabili della serie A. E degli ignobili insulti della curva senese a De Rossi, quelli sì reali, perchè Giampaolo non ne ha parlato? Mai che ci fosse un dirigente dell'AS Roma Calcio capace di replicare alle insinuazioni gratuite ed evanescenti di questi signori, perchè tanto c'è Alice nel paese delle meraviglie (leggasi Rosella Sensi) intenta a vivere in un mondo talmente fuori dalla realtà che qualunque cosa succeda alla mia squadra va sempre bene. Quanto a Giampaolo, restasse pure a Siena ché giusto lì sta bene... 3 septembre I MIEI 25 FILM ITALIANI PREFERITI· 8 ½ (Federico Fellini) · BLOW-UP (Michelangelo Antonioni) · BIANCA (Nanni Moretti) · LADRI DI BICICLETTE (Vittorio De Sica) · SALO’ O LE 120 GIORNATE DI SODOMA (Pier Paolo Pasolini) · IL BUONO, IL BRUTTO, IL CATTIVO (Sergio Leone) · MORTE A VENEZIA (Luchino Visconti) · LA GRANDE GUERRA (Mario Monicelli) · IL SORPASSO (Dino Risi) · LA GRANDE ABBUFFATA (Marco Ferreri) · BERLINGUER TI VOGLIO BENE (Giuseppe Bertolucci) · I PUGNI IN TASCA (Marco Bellocchio) · EUROPA ’51 (Roberto Rossellini) · LA MASCHERA DEL DEMONIO (Mario Bava) · LA CASA DALLE FINESTRE CHE RIDONO (Pupi Avati) · SUSPIRIA (Dario Argento) · LA BANDA DEGLI ONESTI (Camillo Mastrocinque) · I TARTASSATI (Steno) · MAFIOSO (Alberto Lattuada) · COMPAGNI DI SCUOLA (Carlo Verdone) · IL MOSTRO (Roberto Benigni) · MILANO CALIBRO 9 (Fernando Di Leo) · CASOTTO (Sergio Citti) · IO NON HO PAURA (Gabriele Salvatores) · LE CONSEGUENZE DELL’AMORE (Paolo Sorrentino) 29 août ROMAE' il 1972 quando Federico Fellini si confronta esplicitamente con la Città Eterna, donandone peculiari visioni attraverso un documentario anomalo e suggestivo, di certo una delle sue pellicole più sincere oltre che sottovalutate. Roma, simbolo d'antichità fiera e gagliarda, viene descritta come flusso ibrido di accadimenti autobiografici e allo stesso tempo immaginari, verosimili e iperrealisti, impietosi e grotteschi; a partire dai ricordi di scuola sui ruderi del territorio riminese e sulle diapositive dei monumenti romani, seguiti dall'arrivo del giovane Fellini alla stazione Termini, dove all'inzio degli anni '40 era alla ricerca di fortuna non prima d'aver trovato un buon posto dove alloggiare (in questo caso da una famiglia curiosa ma ben lieta d'ospitarlo), quindi le successive rievocazioni sulle osterie all'aperto, sul Teatrino della Barafonda animato dagli scontri verbali tra pubblico ed esibitori, sulle case chiuse e le prostitute di lusso, la Festa de 'Noantri e gli scontri a fuoco per difendersi dal "pericolo contemporaneo" della gioventù libera, il fracasso notturno dei motociclisti lungo le strade più importanti della città (da Castel Sant'Angelo a Piazza di Spagna, dal Campidoglio al Colosseo). Ma sono tre i momenti d'assoluto fascino nel corso del film, che s'avvicinano a qualcosa di più che ad una semplice panoramica su Roma: la straordinaria sequenza sul Grande Raccordo Anulare girata sotto la pioggia e fino al calar della sera, pregna di onirismi e incroci sospesi; le escursioni sotterranee nell'area metropolitana della città, con la scoperta delle catacombe e degli affreschi che si dissolvono a contatto con l'aria; la sfilata di moda ecclesiastica, sempre più kitsch e mostruosa, geniale rappresentazione dell'ostentato fasto della Chiesa. In Roma tutto è volutamente disorganico e senza un filo conduttore, non si capisce benissimo dove inizia il reale e finisce la finzione ma proprio qui sta la grandiosità di Fellini, che di fronte alle richieste dei giovani nel proporre tematiche sociali egli preferisce ripiegare nell'avanspettacolo d'epoca fascista. Singolari le apparizioni di Alvaro Vitali, Francesco Di Giacomo (cantante del Banco), Marcello Mastroianni, Alberto Sordi e Anna Magnani (forse il cameo più memorabile).
Da riscoprire.
La prima immagine di Roma è stata questa: un pietrone mangiato dal tempo che sorgeva in mezzo ai campi proprio all'uscita del paese
13 août I COLORI DELL'ORROREGià dall’intro cosmica e nebulosa di Mirror’s image, appare chiaro come i giovani Horrors non siano la solita band inglese da copertina, di quelle che durano lo spazio d’una stagione e poi si dissolvono alla prova del tempo. No, qui ci troviamo davanti un gruppo decisamente rinnovato dopo i rigurgiti Garage-Punk dell’esordio Strange House (2007), ora pressoché ingegnoso nel riprodurre a suo favore l’immaginario Dark-Shoegaze. In Primary Colours, le tonalità gotiche del nuovo corso disegnano un’elaborata sintesi personale di tali influenze: (i soliti) Joy Division, Bauhaus, Jesus And Mary Chain, Cure, My Bloody Valentine e chi più ne ha più ne metta. Ciò costituisce un torbido calderone che dribbla i revivalismi di maniera e scorre sicuro nella propria esuberanza, con Geoff Barrow dei Portishead a garantire solida creatività nelle vesti di produttore. L’indole tenebrosa degli Horrors, emerge audace nell’impatto travolgente di Mirror’s image e della sulfurea New ice age, quest’ultima avvolta da spiritati fervori alla Sex Pistols (specie nel canto invasato di Faris Badwan). Dopodiché, svettano le spettrali dissonanze di Three decades, gli efficaci standard post-punk del singolo Who can say e di Scarlet fields, il rock’n’roll catacombale di I can’t control myself, ma soprattutto la lunga marcia funebre di I only think of you, dal pathos malsano e angoscioso che implode sempre più nell’oblio. Poi c’è quella mutevole chiusura di Sea within a sea, tra battiti alla Neu! e tentazioni psichedeliche, prima di un’intensa fuga elettronica che sfocia in respiro cinematico e vorresti non finisse mai. Album quindi sorprendente, che trasfigura dei codificati stili attraverso un peculiare sound sgranato e deforme, dove i cinque dell’Essex compiono la loro impresa ad apparire lucidi manipolatori e non effimeri citazionisti.
7 août GRAZIE ROSELLAE' sotto gli occhi di tutti che in una società come l'AS Roma Calcio, se vengono prospettati ulteriori obiettivi da grande squadra al pari delle irraggiungibili del Nord, non si può andare avanti sul mercato solo a colpi di cessioni ed autofinanziamenti. Ma la presidentessa più testarda e approfittatrice che potesse succedere all'indimenticato padre Franco (morto proprio un anno fa), continua ad aggrapparsi in maniera ingiustificata al comando d'una fede sportiva ostaggio delle banche e dell'Italpetroli. Inutile rimarcare quanto i tifosi più passionali, come il sottoscritto, siano a dir poco stanchi ed arrabbiati di silenzi, misteri, voci false di vendita societaria e annuali partenze eccellenti. Dopo l'ennesima telenovela sfiancante sulle sorti della presidenza, retta questi mesi dalle infinite chiacchiere sulla cordata (nemmeno così insospettabile) di Vinicio Fioranelli, c'è da credere appunto che quest'ultimo e il precedente ancor più assurdo di George Soros altro non sono che illusioni create ad arte dagli stessi membri della famiglia Sensi, al fine d'ottenere improvvisi rialzi sul titolo in borsa e richieste d'affetto da parte dei romanisti più stupidi e irragionevoli. Con l'addio di Alberto Aquilani, rischia d'aprirsi in maniera definitiva un capitolo buio e triste per la squadra giallorossa che, se vorrà sperare di vincere qualche trofeo davvero prestigioso, deve affidarsi al buonsenso futuro degli attuali dirigenti prima di finire tutta allo sbando (cosa già avviata da tempo). Ora la cara presidentessa, che tiene ben a cuore l'orgoglio dell'AS Roma, starà pensando alla grande stagione cui s'appresteranno ad affrontare SuperTotti & co. dopo l'impresa storica con il Gent per 7-1... 3 août ABBRACCIALA ABBRACCIALI ABBRACCIATICosa ti dicevo mai? A che punto ero?
Ho quasi l'impressione che io con te perdo il sentiero.
Forse la psicologia può spiegare questi strani vuoti della mente mia. Ora mi ricordo che parlavo di follia e del grande amore, grande bugia. Che ne pensi, dimmi, di un uomo tanto stupido da crederti sua? Anima alzati, apriti abbracciala abbracciali abbracciati Che ora è? E' tardi ormai. Mia cara, cara amica che ne dici se noi portiamo a termine la nostra dolcissima fatica? Allontaniamoci verso il centro dell'universo.
(Lucio Battisti, da Anima Latina) 27 juillet CHE IL GIGANTE SIA CON TE (TWIN PEAKS-stagione 2/episodio 1)Nella malefica notte che incupisce gli ambienti naturalisti del Great Northern Hotel, l'agente Cooper è disteso a terra presso la sua stanza d'albergo. Una persona non identificata gli ha sparato, ma lui si salva quasi indenne col giubbotto antiproiettile. Mentre sta perdendo sangue, entra l'inserviente rincoglionito che gli porta latte e conto da pagare, comprese le mance. "Io so chi è lei" dice e ripete quest'ultimo, facendo avanti e indietro come se non ne avesse abbastanza d'apparire demenziale con i suoi occhiolini e le sue idiote rassicurazioni. In seguito, appare davanti a Cooper la visione di un gigante che gli dà tre indizi enigmatici: c'è un uomo in un sacco che sorride, i gufi non sono quello che sembrano, senza medicine lui è perduto. Dopodichè l'agente ferito gli rende in cambio il suo anello, che riavrà non appena ha risolto i misteri legati alla morte di Laura Palmer. Intanto che il nastro della sua Diane continua a scorrere, Cooper ne approfitta per desiderare, in condizioni migliori, l'amore con una donna meravigliosa e un Tibet libero... Tutto ciò costituisce l'oscuro, memorabile e assurdo incipit della seconda stagione di Twin Peaks, dove la serie diviene se possibile ancor più mutevole e illogica nei termini di svariata inafferrabilità. Ogni circostanza abituale di quella cittadina sarà destinata a capovolgersi in atti estremi e paradossali, andando a braccetto con i loschi spiriti che serpeggiano fra gli accadimenti bizzarri della realtà e le ancestrali paure percepite negli anfratti dell'ignoto. Ma tornando alla prima puntata, tanto lunga da esser vista come vero e proprio lungometraggio, viene sancita una svolta nella cornice dei personaggi e nelle situazioni che si faranno sempre meno immediate nel corso dei 21 episodi successivi. Sopravvissuto all'attentato, l'agente Cooper scoprirà nell'ordine che Shelly Johnson è all'ospedale dopo essere scampata al rogo della segheria Packard in cui Catherine Martell (trovandosi lì in quel momento) sarà creduta morta, Jacques Renault rimarrà strangolato da chi lo ha ritenuto responsabile della morte di Laura, Leo Johnson finirà in coma dopo uno sparo ricevuto da Hank Jennings prima che facesse Bobby Briggs a pezzi e lo stesso Jacoby finisce in ospedale per un attacco di cuore causato dal colpo d'una misteriosa persona (la stessa che ha sparato a Cooper?), nel momento in cui Donna Hayward e James Hurley l'attirarono fuori dal suo studio. Durante questi 90 minuti, il tocco di David Lynch (che dirige) risulta inconfondibile sin dalle prime inquadrature ed è pieno di momenti in cui la sua cifra stilistica ha libero campo di muoversi tra mistero e grottesco: Leland che si risveglia con i capelli bianchi e ha smesso di frignare, mentre riscopre la felicità ballando; il cadavere di Jacques Renault avvolto in un grosso sacco nero...; l'agente Brennan che, dopo essersi centrato in pieno con un'asse di legno, va in apnea ma fa un ottimo lavoro ritrovando delle scarpe sospette di Leo; le prime visioni terrificanti avvertite da Maddy Ferguson; Josie che sparisce improvvisamente dicendo di ritornare in terra asiatica per motivi di lavoro; Donna che assume atteggiamenti da dark lady e la somiglianza sempre più inquietante di Maddy a sua cugina Laura; la signora Ceppo che sputa e attacca il chewingum nella tavola del Double R; il suggestivo resoconto di Cooper alla centrale su quanto successo la sera della morte di Laura, constatando la non colpevolezza degli iniziali indagati Leo e Jacques e l'esistenza di un terzo uomo che resta da scoprire chi é; la festa speciale in onore della famiglia Palmer con gli omaggi delle figlie del Dottor Hayward. Per non parlare di un epilogo davvero pauroso, immerso nell'incubo che testimonia il risveglio dal coma di Ronette Pulaski dove può trovar sfogo quel temibile personaggio-culmine della seconda serie, il demoniaco Bob.
20 juillet DEMONI INCANTEVOLIOgni volta che penso a Little Hells di Marissa Nadler, immagino subito un ascolto immerso nelle frescure di sentieri boschivi non appena sopraggiungono le prime luci dell'alba. L'identità musicale d'una delle cantautrici più dotate e ammalianti del panorama contemporaneo, abbraccia scarne suggestioni neovittoriane unite all'etereo songwriting di brani sospesi tra antico e moderno. Nella sua diafana introspezione, la Nadler sfoggia abili tele d'autore su cui adagiare una vellutata voce dispensatrice di lividi romanticismi e languidi tormenti. Seguire le onde spettrali di Heart paper lover o le sconsolate ostinazioni pianistiche di The whole is wide, equivale a calarsi nell'anima più profonda dell'artista del Massachusetts. I capolavori del disco vanno comunque ricercati nel Folk celestiale e avvolgente di Little hells, che davvero sembra provenire da un'entità ultraterrena; nello stupendo singolo River of dirt, diretto e raffinato allo stesso tempo, ipotetica colonna sonora di un viaggio collettivo da trascorrere su un pullman esistenziale (come testimonia l'altrettanto memorabile videoclip); infine nelle crepuscolari elegie di Ghosts and lovers e Mistress, percorse da malinconie leggiadre e disincantate. A colpire sono anche gli inusitati metodi compositivi di Marissa, che arriva ad imbastire il curioso valzer post-moderno di Mary come alive, con i suoi puntigliosi giri di elettronica e l'incalzare vertiginoso della melodia, e la tenebrosa spirale di Loner. Caratterizzato da una forma sonora pressochè perfetta, Little Hells ha bisogno di almeno 4-5 ascolti per godere appieno della sua sostanza che, se assimilata con attenzione, si rivelerà magica. E necessaria.
13 juillet 88 COSE PER CUI VALE LA PENA VIVEREIl Rock, il cinema, la Roma, gli amici, le ragazze, il divertimento, la salute, le gite occasionali, le lunghe chiacchierate nei bar, gli assolo interminabili di Frank Zappa in Willie The Pimp, le camminate solitarie e riflessive, i prati in fiore durante la primavera, i testi di Blonde On Blonde, le notti d'inverno, l'estate, il finale di Luci Della Città di Chaplin, le serate nei pub, le cene ai ristoranti, il periodo di natale, il videoclip di Thirty-Three degli Smashing Pumpkins, i quadri di Magritte, la fantasia sfrenata di Fellini, la parte finale di The Sprawl dei Sonic Youth, i negozi di dischi, Mia Farrow in Rosemary's Baby, i testi di Lungo I Bordi, le partite a pallone, i Mondiali ed Europei di calcio, Twin Peaks, il cinema autarchico di Nanni Moretti, "Heroes" di David Bowie, il tè preso a qualsiasi ora della giornata, il folle surrealismo di Salvador Dalì, la parte di Giove e oltre l'infinito in 2001: Odissea Nello Spazio, il gelato, la Sacher Torte, i tramonti, i concerti, Hai Paura Del Buio?, Roma, il 19 settembre, la quotidiana visionarietà di David Lynch, Big Fish, il Parco dei Mostri a Bomarzo, le sonorità deformi di Kevin Shields, le battute tra vecchi amici ritrovati, la scazzata vitalità dei Pavement, Blob, le nevicate, i Talking Heads, i valori della Resistenza e la Liberazione dal nazifascismo, i sogni ad occhi aperti dei Cocteau Twins, le feste, i barboncini, i dialoghi di Pulp Fiction, le telecronache di Bruno Pizzul, la geniale comicità di Gene Gnocchi, le riviste musicali e sul cinema, la melodicità accattivante degli XTC, le cavalcate minimali e atmosferiche dei Mogwai, l'onesto sarcasmo giornalistico di Piero Torri, il mare, i film sperimentali in bianco e nero, la stima delle persone, l'orecchiabilità colta di Battiato, gli ultimi minuti di Apocalypse Now, gli interventi fuori sincrono di Enrico Ghezzi a Fuori Orario, il rigore di Totti contro l'Olanda, le canzoni del Battisti meno "popolare", le poesie di Rimbaud, gli Scritti Corsari di Pasolini, By This River di Brian Eno, i racconti di Sherlock Holmes, la libertà di parola, le Songs di Leonard Cohen, il viaggio del professor Borg ne Il Posto Delle Fragole, l'umorismo granitico di Clint Eastwood, Pet Sounds, James Stewart ne La Finestra Sul Cortile, la suggestione dei paesaggi, la calma assoluta, i ghigni sardonici di Jack Nicholson, le vittorie della Ferrari, il cioccolato, la coda conclusiva della Lucy di Nick Cave, i fedeli alla linea che non c'è, Gloria Guida negli anni '70, l'anima gemella... 9 juillet CHIUNQUEChiunque saprebbe, chiunque potrebbe amarti e inseguirti
ovunque chiunque saprebbe potrebbe non ditelo qui Chiunque incontrandoti avrebbe il destino marcato da te e andrebbe di corsa a comprare un pensiero, un disco Chiunque saprebbe vestirsi da Zorro per presentarsi a te e gettare ai tuoi piedi i piani segreti del suo carnevale Ah, chiunque saprebbe chiunque potrebbe, chiunque (Paolo Conte) 3 juillet E' "L'ALBUM" DEGLI WILCO?A due anni dalla sopravvalutata parentesi pastorale di Sky Blue Sky, la band di Jeff Tweedy si ripresenta con quest’album esplicitamente omonimo che vorrebbe fungere da corretto manifesto programmatico, dopo una carriera colma d’emozioni e meraviglie sempre diverse. Se cinque anni fa si rimaneva rapiti dall’eterna bellezza di Muzzle of bees, Handshake drugs o Wishful thinking, ora dovremmo accontentarci dei rassicuranti connotati easy listening di You never know, Country disappeared (un titolo a dir poco inequivocabile) e I’ll fight. Tutto ciò per dire che Wilco (The Album) non aggiunge né toglie nulla di quanto loro abbiano già espresso da Being There fino all’imponente A Ghost Is Born, pur risultando il lavoro più solare e disimpegnato dai tempi di Summerteeth ma senza, ahimè, la medesima originalità ispirativa. Eppure, le iniziali battute facevano intendere un concreto ritorno alle origini attraverso gli slanci maturi di chi non deve esporre alcuna ambizione: l’incipit di Wilco (the song) è pressoché identico alla bellissima Can’t stand it del ’99, ma possiede quel leggero equilibrio d’armonie che permette al brano di apparire spensierato al punto giusto. E dinanzi una splendida ballata come One wing viene quasi spontaneo gridare al miracolo, diventando partecipi d'un prodigioso incanto nello stile dei migliori Wilco; tra le più belle canzoni dell’anno già da adesso. Poi c’è l’occasionale ritorno alle sottili inquietudini ed agli pseudorumorismi conclusivi in Bull black nova, resa asciutta dalla contenuta vivacità del dopo-O’ Rourke. Il duetto con Feist nella romantica You and I, risulta piacevole e consigliato a chi vuol dedicare una buona serenata al proprio amore. Nel resto della tracklist, fatta forse eccezione per i raccoglimenti acustici di Solitaire, mancano quei sussulti che era lecito aspettarsi da Tweedy e soci. Ora sembrano voler proseguire a colpi di classic-rock diligente e nostalgico. Quindi, alla domanda dell’intervento non possiamo che rispondere: assolutamente no, non è “l’album” degli Wilco. È un lavoro comunque discreto, di certo migliore se l’intero livello qualitativo fosse stato simile alla prima parte. Tanto gli elogi unanimi della critica (e degli appassionati) non tardano mai a farsi vivi…
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