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    September 29

    INTO THE WILD

    La scelta di vita del giovane Christopher McCandless, ha una forza talmente autentica e radicata nel mito che già all'epoca (primi anni '90) appariva come un film. Tratto dal romanzo Nelle Terre Estreme di Jon Krakauer, a sua volta ispirato da quella storia vera, Into The Wild rafforza il tema della libertà individuale nell'immaginario cinematografico, esprimendolo attraverso messaggi potenti che arrivano dritti al cuore. Sean Penn, si dimostra quindi autore sensibile e capace di cogliere i desideri esistenziali del protagonista con sguardo complice, senza mai sconfinare nella retorica dei facili giudizi. Il senso dell'avventura permette al neolaureato Chris di lasciarsi alle spalle convenzioni borghesi, ricchezze e futuro garantito, si lancia a capofitto in una primordiale esperienza dove l'uomo sfida se stesso e rifiuta la propria identità (che ribattezza col nome di Alexander Supertramp) per rinascere e sentirsi davvero vivo fra incontaminati scenari naturali. E proprio gli immensi paesaggi vengono ripresi con calore tanto suggestivo e "umano" da esser considerati dei veri protagonisti, oltre alla splendida colonna sonora di Eddie Vedder che diviene parte integrante nel percorso on the road della storia. Percorso destinato a concludersi in Alaska, tra il riparo del Magic Bus e un commosso epitaffio poetico: la felicità è reale solo se condivisa. Grande rivelazione Emile Hirsch, che nel ruolo del fiero sognatore americano vuole dimostrarci quanto l'anima di Chris sia ancora presente vicino a noi. Una botta di vita riflessa in un film dall'intensità micidiale.
     
    E se io stessi sorridendo e stessi correndo tra le vostre braccia, riuscireste a vedere quello che io vedo ora
     
    Into The Wild-locandina
    September 20

    AVERE VENT'ANNI

    Fino a non molto tempo fa, indagavo nel mio subconscio personale e cercavo di capire chi fossi, qual’era il mio ruolo nel mondo e come sarei stato utile in determinati contesti. Poi ho sentito una voce che avrebbe voluto sentenziare tutto il corso della mia vita in poche battute, tra l’altezzoso e l’offeso. Una voce malignamente delicata ma sicura delle proprie ragioni, sicura dei fallimenti amorosi cui andrò incontro e sicura delle mie stranezze incurabili. Ora dovrò arrendermi, ammettere le evidenze e fare mea culpa perché faccio schifo, ho solo occhi da deficiente, sto sul cavolo a quella voce e quindi devo cambiare atteggiamento verso altre, eventuali principesse. Da questo momento in poi, osserverò la prospettiva delle cose pensando sempre ai comandamenti di quella voce inappellabile, valuterò lo stato futuro della mia esistenza dichiarandomi sempre colpevole nei confronti di quella voce, mi sveglierò ogni mattina sapendo che non potrò mai essere come quella voce, mi guarderò allo specchio ripetendo a me stesso che non sarò mai bello come quella voce. Devo solo alzare le mani e rendermi conto che il resto dei miei giorni è già segnato, la maligna voce delicata ha messo a rischio la mia invulnerabilità per sentirsi importante, “dimentica ma non dimenticare” è il suo credo (però mi assicura che non ci saranno pugni e scazzottate, meno male!). Di sicuro pensava ad altro quando ero in attesa del suo giudizio finale, parlava di 2 centesimi, di Firenze, di parrucchiere amiche di mamma e ogni tanto ci rideva sopra, addirittura mi ha domandato dove abitassi e come sia venuto fin lì a farmi processare. Poi siamo giunti alla conclusione, dove la voce si è congedata dicendo che da quel momento non mi calcolerà proprio (bene, allora vuol dire che non sono una frazione algebrica?) e salutandomi con il suo fiero senso di superiorità. Niente paura, cara voce maligna; il giorno del mio matrimonio, ovunque tu sarai, penserò subito a te e a quanto debba pentirmi per non esser diventato amico tuo. Ma anche oggi è un momento speciale, perché questo spazio l’ho scritto solo per te. Sarebbe stato molto meglio se quel tardo pomeriggio di maggio non avessi mai dato importanza alla tua voce, vero? Intanto, consiglierei a Terry Gilliam d’aggiungere un altro esemplare nel suo Esercito delle 12 Scimmie, che adesso ricorre il 13° anno e tutto apparirà finalmente più chiaro.

     

    “Leggevo tutta quella pesantissima teoria femminista; Catherine MacKinnon, in particolare. Me la prendevo davvero a cuore, quella roba mi ha prosciugato tutte le energie (…) Mi ero deciso a non fare niente. Per come la metteva lei, se eri un maschio bianco eterosessuale sembrava impossibile vivere senza fare qualcosa di schifoso prima o poi, in modo consapevole o inconsapevole. E così pensavo costantemente di essere ridicolo o di dare fastidio a qualcuno per il solo fatto di esistere. Allora ho ristretto le mie aspirazioni future a pompiere, perché sarebbe stato sicuramente un lavoro utile. C’è bisogno davvero di qualcuno che spenga gli incendi, mentre invece non è essenziale che io suoni. E’ importante che ci sia qualcuno che suona canzoni alla gente, ero talmente sottosopra per quella roba che avevo letto e non riuscivo a capire che in realtà lo scopo era dirlo brutalmente, nero su bianco, e non prendersela tanto a cuore”

     

    (Elliott Smith)

     

    September 16

    MEZZ'ORA SENZA ETA'

    Dean Spunt e Randy Randall sono gli autori che si celano dietro la sigla No Age, arrivati qualche mese fa a rinnovare le ambizioni dell’underground americano con Nouns, loro esordio ufficiale dopo una raccolta d’Ep pubblicata lo scorso anno. Un duo non necessariamente derivativo ma fresco di creatività, memore dei linguaggi musicali più esplosivi e interiorizzati del nostro tempo: Shoegaze, Garage e Noise-Punk riveduti secondo accattivanti trovate sonore, quasi incompiute nella loro struttura eppure così irresistibili per via dell’impatto innodico ed appassionato. Quindi le intenzioni appaiono tutt’altro che calcolate nei No Age, già carichi nel riservarci un’esperienza dettata dalla viva autenticità della proposta, fulminea nella durata (30 minuti) ma ricca di spunti intensi. Gli assalti distorsivi e al contempo morbidi della chitarra di Randall, sono l’espediente ideale su cui stendere il fragore percussivo di Spunt, impegnato anche alla voce ma spesso sommerso da un vortice di profonda violenza. Non ci sono note fuori posto, né tantomeno passaggi forzati in questo denso connubio tra ardore giovanile e intelligenza melodica, sfuriate secche e break atmosferici, rock’n’roll sfrontato e attitudine lo-fi, stordimento esistenziale ed estasi sospesa, il tutto reso con equilibrio perfetto. Rapidi, deviati e spontanei come non mi sarei mai aspettato da tale ibrido, i No Age colpiscono subito con un’opener veemente (Miner) e sfiorano il Pop, seppur inacidito dagli sporchi trattamenti riservati, con la successiva Eraser e Here should be my home. Altrove primeggiano mini-cavalcate fascinose e dall’energia assicurata (Teen creeps, Cappo, Brain burner), ma è soprattutto una splendida canzone come Things I did when I was dead a toccare il cuore dell’ascoltatore: dolcezza e malinconia unite (con miracolosa discrezione) da un accompagnamento scarnificato e pochi, aggraziati giri di chitarra e piano. A completare il cerchio, provvedono le oniriche divagazioni strumentali di Keechie e Impossible bouquet. C’è poco da fare, sono i dischi come Nouns che ci fanno tenere accesa la passione. Un lavoro stupefacente. 

     

    nouns 

    September 02

    I MIEI 30 FILM PREFERITI (italiani esclusi)

     

    ·       2001: ODISSEA NELLO SPAZIO (Stanley Kubrick)

    ·       ROSEMARY’S BABY (Roman Polanski)

    ·       LA FINESTRA SUL CORTILE (Alfred Hitchcock)

    ·       LUCI DELLA CITTA’ (Charlie Chaplin)

    ·       APOCALYPSE NOW (Francis F. Coppola)

    ·       TAXI DRIVER (Martin Scorsese)

    ·       ERASERHEAD (David Lynch)

    ·       LA MORTE CORRE SUL FIUME (Charles Laughton)

    ·       BLADE RUNNER (Ridley Scott)

    ·       FUGA DA ALCATRAZ (Don Siegel)

    ·       THE BLUES BROTHERS (John Landis)

    ·       QUARTO POTERE (Orson Welles)

    ·       BLOW OUT (Brian De Palma)

    ·       LA NOTTE DEI MORTI VIVENTI (George A. Romero)

    ·       BIG FISH (Tim Burton)

    ·       1997: FUGA DA NEW YORK (John Carpenter)

    ·       A QUALCUNO PIACE CALDO (Billy Wilder)

    ·       M – IL MOSTRO DI DUSSELDORF (Fritz Lang)

    ·       MEZZOGIORNO DI FUOCO (Fred Zinnemann)

    ·       PULP FICTION (Quentin Tarantino)

    ·       VIDEODROME (David Cronenberg)

    ·       L’OCCHIO CHE UCCIDE (Michael Powell)

    ·       GLI SPIETATI (Clint Eastwood)

    ·       SOLDI SPORCHI (Sam Raimi)

    ·       IL GRANDE LEBOWSKI (Joel Coen)

    ·       MAGNOLIA (Paul T. Anderson)  

    ·       AGUIRRE, FURORE DI DIO (Werner Herzog)

    ·       FRANKENSTEIN JUNIOR (Mel Brooks)

    ·       AGENTE 007 – MISSIONE GOLDFINGER (Guy Hamilton)

    ·       STOP MAKING SENSE (Jonathan Demme)