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August 29 ROMAE' il 1972 quando Federico Fellini si confronta esplicitamente con la Città Eterna, donandone peculiari visioni attraverso un documentario anomalo e suggestivo, di certo una delle sue pellicole più sincere oltre che sottovalutate. Roma, simbolo d'antichità fiera e gagliarda, viene descritta come flusso ibrido di accadimenti autobiografici e allo stesso tempo immaginari, verosimili e iperrealisti, impietosi e grotteschi; a partire dai ricordi di scuola sui ruderi del territorio riminese e sulle diapositive dei monumenti romani, seguiti dall'arrivo del giovane Fellini alla stazione Termini, dove all'inzio degli anni '40 era alla ricerca di fortuna non prima d'aver trovato un buon posto dove alloggiare (in questo caso da una famiglia curiosa ma ben lieta d'ospitarlo), quindi le successive rievocazioni sulle osterie all'aperto, sul Teatrino della Barafonda animato dagli scontri verbali tra pubblico ed esibitori, sulle case chiuse e le prostitute di lusso, la Festa de 'Noantri e gli scontri a fuoco per difendersi dal "pericolo contemporaneo" della gioventù libera, il fracasso notturno dei motociclisti lungo le strade più importanti della città (da Castel Sant'Angelo a Piazza di Spagna, dal Campidoglio al Colosseo). Ma sono tre i momenti d'assoluto fascino nel corso del film, che s'avvicinano a qualcosa di più che ad una semplice panoramica su Roma: la straordinaria sequenza sul Grande Raccordo Anulare girata sotto la pioggia e fino al calar della sera, pregna di onirismi e incroci sospesi; le escursioni sotterranee nell'area metropolitana della città, con la scoperta delle catacombe e degli affreschi che si dissolvono a contatto con l'aria; la sfilata di moda ecclesiastica, sempre più kitsch e mostruosa, geniale rappresentazione dell'ostentato fasto della Chiesa. In Roma tutto è volutamente disorganico e senza un filo conduttore, non si capisce benissimo dove inizia il reale e finisce la finzione ma proprio qui sta la grandiosità di Fellini, che di fronte alle richieste dei giovani nel proporre tematiche sociali egli preferisce ripiegare nell'avanspettacolo d'epoca fascista. Singolari le apparizioni di Alvaro Vitali, Francesco Di Giacomo (cantante del Banco), Marcello Mastroianni, Alberto Sordi e Anna Magnani (forse il cameo più memorabile).
Da riscoprire.
La prima immagine di Roma è stata questa: un pietrone mangiato dal tempo che sorgeva in mezzo ai campi proprio all'uscita del paese
August 13 I COLORI DELL'ORROREGià dall’intro cosmica e nebulosa di Mirror’s image, appare chiaro come i giovani Horrors non siano la solita band inglese da copertina, di quelle che durano lo spazio d’una stagione e poi si dissolvono alla prova del tempo. No, qui ci troviamo davanti un gruppo decisamente rinnovato dopo i rigurgiti Garage-Punk dell’esordio Strange House (2007), ora pressoché ingegnoso nel riprodurre a suo favore l’immaginario Dark-Shoegaze. In Primary Colours, le tonalità gotiche del nuovo corso disegnano un’elaborata sintesi personale di tali influenze: (i soliti) Joy Division, Bauhaus, Jesus And Mary Chain, Cure, My Bloody Valentine e chi più ne ha più ne metta. Ciò costituisce un torbido calderone che dribbla i revivalismi di maniera e scorre sicuro nella propria esuberanza, con Geoff Barrow dei Portishead a garantire solida creatività nelle vesti di produttore. L’indole tenebrosa degli Horrors, emerge audace nell’impatto travolgente di Mirror’s image e della sulfurea New ice age, quest’ultima avvolta da spiritati fervori alla Sex Pistols (specie nel canto invasato di Faris Badwan). Dopodiché, svettano le spettrali dissonanze di Three decades, gli efficaci standard post-punk del singolo Who can say e di Scarlet fields, il rock’n’roll catacombale di I can’t control myself, ma soprattutto la lunga marcia funebre di I only think of you, dal pathos malsano e angoscioso che implode sempre più nell’oblio. Poi c’è quella mutevole chiusura di Sea within a sea, tra battiti alla Neu! e tentazioni psichedeliche, prima di un’intensa fuga elettronica che sfocia in respiro cinematico e vorresti non finisse mai. Album quindi sorprendente, che trasfigura dei codificati stili attraverso un peculiare sound sgranato e deforme, dove i cinque dell’Essex compiono la loro impresa ad apparire lucidi manipolatori e non effimeri citazionisti.
August 07 GRAZIE ROSELLAE' sotto gli occhi di tutti che in una società come l'AS Roma Calcio, se vengono prospettati ulteriori obiettivi da grande squadra al pari delle irraggiungibili del Nord, non si può andare avanti sul mercato solo a colpi di cessioni ed autofinanziamenti. Ma la presidentessa più testarda e approfittatrice che potesse succedere all'indimenticato padre Franco (morto proprio un anno fa), continua ad aggrapparsi in maniera ingiustificata al comando d'una fede sportiva ostaggio delle banche e dell'Italpetroli. Inutile rimarcare quanto i tifosi più passionali, come il sottoscritto, siano a dir poco stanchi ed arrabbiati di silenzi, misteri, voci false di vendita societaria e annuali partenze eccellenti. Dopo l'ennesima telenovela sfiancante sulle sorti della presidenza, retta questi mesi dalle infinite chiacchiere sulla cordata (nemmeno così insospettabile) di Vinicio Fioranelli, c'è da credere appunto che quest'ultimo e il precedente ancor più assurdo di George Soros altro non sono che illusioni create ad arte dagli stessi membri della famiglia Sensi, al fine d'ottenere improvvisi rialzi sul titolo in borsa e richieste d'affetto da parte dei romanisti più stupidi e irragionevoli. Con l'addio di Alberto Aquilani, rischia d'aprirsi in maniera definitiva un capitolo buio e triste per la squadra giallorossa che, se vorrà sperare di vincere qualche trofeo davvero prestigioso, deve affidarsi al buonsenso futuro degli attuali dirigenti prima di finire tutta allo sbando (cosa già avviata da tempo). Ora la cara presidentessa, che tiene ben a cuore l'orgoglio dell'AS Roma, starà pensando alla grande stagione cui s'appresteranno ad affrontare SuperTotti & co. dopo l'impresa storica con il Gent per 7-1... August 03 ABBRACCIALA ABBRACCIALI ABBRACCIATICosa ti dicevo mai? A che punto ero?
Ho quasi l'impressione che io con te perdo il sentiero.
Forse la psicologia può spiegare questi strani vuoti della mente mia. Ora mi ricordo che parlavo di follia e del grande amore, grande bugia. Che ne pensi, dimmi, di un uomo tanto stupido da crederti sua? Anima alzati, apriti abbracciala abbracciali abbracciati Che ora è? E' tardi ormai. Mia cara, cara amica che ne dici se noi portiamo a termine la nostra dolcissima fatica? Allontaniamoci verso il centro dell'universo.
(Lucio Battisti, da Anima Latina) |
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