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    August 25

    CARRIE, LO SGUARDO DI SATANA

    Doveva essere l'estate del '98 quando Carrie venne trasmesso in seconda serata televisiva e io non lo vidi perchè ero troppo piccolo. O meglio, mi ricordavo solo l'inizio della partita di pallavolo e Sissy Spacek che veniva derisa e umiliata dalle perfide compagne di scuola, rea d'aver conosciuto le sue prime mestruazioni. Due anni più tardi scoprii che mio cugino possedeva il film in VHS, ma mi sentivo insicuro e rifiutai la visione a casa di suoi amici, interrotta dopo 10 minuti già familiari. Trascorse un altro anno prima che lo vidi finalmente per intero, e ricordo d'esser rimasto non poco impressionato da un horror che appariva così diverso e speciale nella New Hollywood dell'epoca. Fu soprattutto il film che mi fece conoscere Brian De Palma, maestro della cinepresa e geniale reinventore del thriller d'ascendenza hitchcockiana, qui alle prese con l'adattamento di un romanzo del giovane Stephen King. Il regista di Carlito's Way eliminò dalla sceneggiatura le parti più "a effetto" del libro e chiamò a se un cast di giovani e giovanissimi (William Katt, Amy Irving, Nancy Allen e il suo complice John Travolta, Betty Buckley, P.J. Soles), inseriti nel più crudele contesto liceale d'una provincia americana.
    Una storia d'emarginazione ed irrefrenabile vendetta consumata dalla debole, complessata Carrie White che ha ricevuto dalla madre bigotta un'educazione ossessivamente religiosa. Zimbello della "Bates High School" e presa in giro perfino dai professori che vogliono solo commenti sensati, Carrie ha acquisito nel suo passaggio all'adolescenza dei poteri paranormali visti dalla madre come un dono del diavolo. Intanto, le sue coetanee non fanno altro che attendere il giorno del ballo studentesco di fine anno. Ed è qui che Sue Snell, unica ragazza pentita di ciò che ha fatto a Carrie, convince il suo bel cavaliere Tommy Ross ad accompagnare Carrie stessa al ballo. Eletti coppia regina della serata dopo teneri scambi reciproci, i due subiranno un atroce scherzo della maledetta Chris Hargenson che farà scatenare tutta la rabbia di Carrie. Dopo aver provocato una vera strage, quest'ultima tornerà a casa per regolare i conti con la madre che l'aspettava tra funerei lumicini. Un grande horror di formazione, girato da De Palma con accurato virtuosismo tecnico diviso tra intensi ralenti e l'uso sapiente dello split-screen. Straordinaria la prova di Sissy Spacek, che con il ruolo di Carrie si ritaglia un posto alto tra le icone del cinema femminile e dove sembra davvero impersonare l'angelo del demonio. Grande anche l'interpretazione di Piper Laurie, l'altra indiscussa protagonista nella parte della madre fanatica religiosa. 
    Dopo aver quasi sfiorato la commedia giovanile, risulta incredibile aver immaginato in questo film un finale tanto tragico e sconvolgente. La tensione poi, arriva alle stelle nella splendida scena in cui Carrie e Tommy vengono chiamati sul palco per consumare, ignari, gli ultimi istanti felici della loro vita; completamente girata al ralenti prima che Chris, la vera responsabile di tutto, tiri la corda collegata al secchio di sangue. Questioni di cuore mi legano a Carrie, Lo Sguardo Di Satana, non il capolavoro di De Palma ma certamente una delle sue opere più memorabili e di meritato successo, miglior trasposizione da un libro di King dopo Shining e fondamentale snodo per capire l'arte del cineasta americano, che prima della suddetta pellicola del 1976 aveva già diretto due Cult assoluti come Le Due Sorelle e Il Fantasma Del Palcoscenico. 
     
    Tutti rideranno di te... 
     
    locandina-carrie        
    August 18

    CIAO FRANCO

    Se ne è andato all'improvviso pur sapendo di non farcela, senza avere la soddisfazione d'uno scudetto in più durante questi 15 anni vissuti per il bene della Magica. Si è insediato proprio nel periodo meno facile di tutti gli anni '90 giallorossi, salvando la società dal fallimento economico e riportandola anno dopo anno ai vertici del calcio italiano. Ha lottato contro lo strapotere mafioso dei Moggi e dei Galliani, pagandone le ingiuste conseguenze in prima persona ma senza mai arrendersi di fronte alle provocazioni e ai soprusi sportivi. Ha creduto nella possibilità di un ciclo vincente (e purtroppo illusorio) con acquisti mirati e decisivi. Ha avuto difficoltà con la gestione dei conti, ma ha risolto tutti i problemi con passione e sacrifici enormi. Ha fatto sognare un popolo, specie dopo l'abbandono di gente creduta fidata ed invece solo irrispettosa e maligna. Ha vinto cinque trofei negli anni più belli (2001 e 2007) e si è specchiato, per due volte consecutive, fra i primi 8 grandi club d'Europa. Lui guardava avanti perchè amava la sua squadra, lui stesso incarnava l'anima di quella squadra. Grazie Presidente.
    August 14

    35 STORIE E UN MINUTO

    La serata di martedì ha coinciso, quasi inavvertitamente, al concerto della mai doma PFM tenuto ad Amaseno. Avendoli scoperti insieme al Banco Del Mutuo Soccorso, era per me un inedito piacere osservare sul palco coloro che hanno contribuito alla nascita del Prog-Rock italiano insieme a svariati gruppi dei '70. Come previsto, metà della scaletta non la conoscevo ma quando trovi dei veterani ancora entusiasti e capaci di coinvolgere il pubblico in maniera così travolgente ed efficace, basta solo lasciarsi andare all'ondata progressiva delle emozioni. Per due ore e passa, la PFM alterna vecchi successi con nuove vibrazioni tramandate dagli impeccabili virtuosismi di Franco Mussida, dall'inesausto showman Franz Di Cioccio, sempre scatenato dietro le pelli, e dal basso sinuoso di Patrick Djivas, che in una memorabile esecuzione solitaria accenna la melodia della storica Luglio, agosto, settembre (nero) degli Area. L'inizio col botto di 21th century schizoid man, cover dei quantomai seminali King Crimson, ha scaldato il pubblico fino ad entusiasmarlo con il doveroso omaggio a De Andrè di Volta la carta e Il pescatore. La mutevole cavalcata de L'Isola di niente mi ha fatto ritornare ai tempi della terza media, mentre La luna nuova e La carrozza di Hans hanno assunto connotati diversi rispetto alle versioni originali. Bis prevedibile ma tutt'altro che fuori luogo con Impressioni di settembre ed E' festa/Celebration. Al di là dei pochi passaggi a vuoto, dell'esibizionismo un pò artificioso di Di Cioccio e del sottile clima autocelebrativo, il concerto fila davvero bene anche nei momenti d'elegante barocchismo. Dopottutto era il live che ci voleva in questo periodo, senza attese realtà nè indie-rocker da applaudire.    
    August 11

    CERTEZZE

    L'ho sentito dire e l'ho visto scritto in ogni dove: la Juventus vincerà lo scudetto. E' ora di far vendicare l'eccessiva condanna della serie B a queste disgraziate squadrette di A, soprattutto alla Roma! E non uscitevene più con le solite storie degli arbitri pagati e delle partite truccate, che questa società bianconera ha cambiato volti e stile dopo l'era Moggi. Piuttosto, la Roma pensasse alle vicende di casa propria che di rolex regalati, passaporti falsi e fidejussioni scadute se ne intende! Poi noi c'avemo er romano de Turin, ovvero Claudio Ranieri, juventino da quando è nato e moderno rifinitore del DNA di questa squadra che solo in una maniera deve essere definita: VINCENTE!!!
    E stia zitto l'anti-pirla Mourinho quando provoca il maestro, lui deve solo imparare ad ammirare come si costruisce un progetto invincibile, altro che Inter dei record! ma poi vuoi mettere l'attacco più forte del mondo composto da Del Piero, Trezeguet, Amauri, Iaquinta e Giovinco (senza dimenticare il grande campione di fair-play Poulsen) con tutti quei beccamorti di Moratti che sono serviti solo a non far vincere la Roma e adesso fanno semplicemente numero? vuoi mettere il dispendioso calciomercato di Cobolli Gigli e Secco con quello delle altre, inutili squadri della serie A? Forse le sole Inter e Milan possono considerarsi all'altezza, ma manco. Poche storie, comunque vada la Juventus vincerà (anzi ha già vinto) lo scudetto.
    August 06

    PROVINCE

    Due anni dopo il concerto degli Afterhours a Pofi (quasi memorabile se non fosse stato per gli imbecilli intenti a pogare e farti spingere nelle prime file), rimango ancora in attesa di uno stimolante live report che sembra non voler arrivare mai. E nel mentre, riesco solo ad immaginarmi intrighi intercettati e notti delle streghe. Ma come se non bastasse, i sogni vengono subito riposti nel cassetto dalla vuota realtà di questo mese anti-solare, tipico eppur rafforzato nel suo modo di porsi come "il mese più freddo dell'anno". E lavorativo, per giunta. Nemmeno a ferragosto c'è pace su questa mente, male abituata ormai alle domande idiote e impicciose dei tuoi estranei, al finto dramma del gilet misteriosamente scomparso, agli illustri arcieri catapultati nelle tradizioni paesane con tanto di spade dammiquattrini, alla consegna incerta delle ciambelle ritardatarie, ai futuri scontri inevitabili nelle sale e cucine maledette. Niente di nuovo sotto il sole, ma giusto la speranza che gli incubi peggiori stiano alla larga da questa mediocre estate senza mare nè montagna.