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July 23 BOROTALCOOggi Carlo Verdone avrà pure stufato con i soliti film a episodi dove ci riserva la caricatura di se stesso e dei personaggi multipli che ha reso celebri (il coatto, il professorino, lo sfigato, l'ingenuo), ma non bisogna mai dimenticare certe sue pellicole degli anni '80, anche sottovalutate, in cui si è imposto come autore comico fedele alla tradizione della commedia italiana e contemporaneamente desideroso d'alternare maschere ben radicate nei suoi tic, modi caratteriali, sentimenti, paradossi e battute. Borotalco rimane di sicuro uno dei film più inventivi e spassosi del cinema Verdoniano, arrivato dopo il successo degli irresistibili sketch quotidiani di Un Sacco Bello e delle trasferte elettorali di Bianco, Rosso e Verdone, dove quest'ultimo risultava decisamente meno riuscito dell'esordio. Dopo averne scritto la sceneggiatura con l'aiuto del dimenticabile Enrico Oldoini, Verdone affronta Borotalco come fosse il suo primo vero lungometraggio perchè intenzionato a lasciarsi per un bel pò alle spalle macchiette e situazioni frammentate. Quando il film esce nel 1982, l'attore e regista romano si conferma e allo stesso tempo si rivela dispensatore di comicità umile e dolceamara, adulta e mai volgare, capace d'interagire perfettamente sia con l'ilarità dei personaggi secondari che con le immagini musicate da Lucio Dalla e gli Stadio. Quindi non ci sono più ruoli tripli per Verdone ma una doppia identità da tenere nascosta finchè gli è comodo conquistarsi, da consumato playboy sparaballe, la collega di lavoro Nadia Vandelli (una Eleonora Giorgi all'apice della popolarità), fan sfegatata di Dalla e campionessa di vendite porta a porta per I colossi della musica. Proprio qui lavora il timido imbranato Sergio Benvenuti, che decide di assumere un'altra personalità dopo aver passato alcune ore con il seduttore Manuel Fantoni, finto uomo di mondo e in procinto di finire dietro le sbarre. Diviso tra la fidanzata Rossella (che vuole sposarlo dopo quattro anni di lavoro che non ingrana), l'amico Marcello che vorrebbe sfondare a Broadway (un Christian De Sica al solito cafone ma con stile) e il temibile suocero-padrone (Mario Brega, mitico), Sergio si fa conoscere con il nome di Fantoni da Nadia e i suoi amici, ma purtroppo per lui il gioco è destinato a sfuggirgli maldestramente di mano. Una brillante commedia degli equivoci, che forse non ha ancora la maturità registica di Compagni Di Scuola e Maledetto Il Giorno Che T'ho Incontrato, ma garantirà una svolta cruciale nella carriera di Verdone. Ravveduto scambio finale in via Lampridio Cerva sulle note di Grande figlio di puttana.
Un bel giorno mi imbarcai su un cargo battente bandiera liberiana. Non riuscii mai a capire che cazzo trasportasse quella nave. Poi un giorno ci arrivai... droga!!!
July 15 DIREZIONI LISERGICHEE' tornata la psichedelia che credevamo scomparsa.
Ad annunciarne il moderno sconvolgimento, ci sono i soliti fantasmi che annebbiano le coscienze e dirigono l'ispirazione degli interessati verso una spirale discendente di sana pericolosità. I texani Black Angels, si distinguono come degni rappresentanti di questo nuovo cerchio concentrico dell'universo Rock e Directions To See A Ghost, loro seconda opera sulla lunga distanza, non tradisce quanto appena detto e accentua la dimensione esoterica dei fraseggi strumentali, apparentemente immobili e contaminati d'elementi Dark.
In questo viaggio guidato dagli Angeli Neri del meridione americano, si parte con la solenne discesa nelle tenebre di You on the run e si passa attraverso una realtà non ben inquadrabile: gli spiriti in libera fuga di Science killer, presi per mano da un basso "motoristico" e claustrofobiche chitarre ad effetto; i sinistri echi desertici di Mission district; i folgoranti bagliori di 18 Years, dalla forza rituale quasi maestosa; il mantra mistico di Deer-ree-shee; la bolgia mutevole di Never/Ever, con un fragoroso finale dove il percussionismo frenetico, le chitarre accelerate e l'organo distorto si sfidano a duello; la minaccia epica di Vikings, magistralmente accompagnata dal canto da cerimoniere oscuro di Alex Maas; i 16 minuti striscianti della conclusiva Snake in the grass, cavalcata sfibrante in cui è facile perdersi tra fumi allucinogeni e ambienti contorti. Directions To See A Ghost è un album che induce uno stato di trance meticoloso, come fossimo sottoposti a una seduta d'ipnosi uditiva che potrebbe avere durata pressochè indefinita ma dove non c'è possibilità di sottrarsi. Ascoltare i Black Angels per credere e abbandonarsi alle percezioni di una musica senza confini.
July 10 E' SOLO FEBBREÈ solo febbre, non si lamenta
bambino genio qualcosa inventa noi l’ameremo finchè cadrà perciò Dio voglia ci piacerà cambiare stile falciando teste cambiare amore cambiare veste tradire tutti per non star solo qualsiasi cosa se piacerà ti piacerà ricordo ancora come eri bella come era bello come ero anch’io mediocri in salvo di tutto il mondo ovunque siate ed io vi assolvo (Afterhours, da I Milanesi Ammazzano Il Sabato) July 07 L'ERRORE PIU' GENIALEDa attento osservatore delle dinamiche del destino, mi risulta ancora difficile ripensare a quanto successo giorni fa. C'era proprio il bisogno d'assistere all'ennesima tentazione andata in fumo? dovrò sopportare un'altra verità non rivelata prima di vedermi legato, una volta per tutte, al gioco diabolico del destino senza destino? Ma poi cosa significa che devo aprire gli occhi e affrontare la realtà, se i miei occhi non hanno mai visto nemmeno lontanamente ciò che ho provato (e provo) a immaginare? perchè confessare e svelare segreti se le persone coinvolte ti prendono in giro nella maniera più inconsapevole? Avrei voluto archiviare meglio questa situazione, ma siccome su di me incomprensioni e silenzi calano dalla sera alla mattina, allora non c'è bisogno di seri confronti. Si nascondono come se avessero paura del sottoscritto (sarò un individuo pericoloso?), ti evitano presto perchè serietà e riservatezza sono parole troppo grosse per loro, spariscono senza spiegazioni ma nemmeno vale la pena di rimpiangerle. Ho smesso da un bel pò di credere a favole e principesse, ma se per una sera ci stavo cascando bisogna dare credito solo all'eternità effimera dell'illusione, vera responsabile d'un piano tanto studiato quanto maldestro. Ora che dovrò ancora limitarmi ad osservare gli altri, chi sarà la prossima delusione anticipata? July 02 IL DIVOLa spettacolare vita di Giulio Andreotti prende corpo dalle note esplicative del glossario italiano (elemento essenziale per l'influenza di certi avvenimenti), e prosegue con l'inquadratura ravvicinata del Divo trafitto dai segni dell'agopuntura, alle prese con la prima delle sue innumerevoli battute di spirito. A travolgere subito le coscienze ci pensa poi un serrato montaggio alla Scorsese, in cui vengono mostrati in successione gli omicidi Pecorelli, Calvi, Ambrosoli, Sindona, il generale Dalla Chiesa e il magistrato Falcone. Ma il vero leit-motiv del racconto abbraccia quasi tutti gli anni '90, dall'ultimo governo (e successivo crollo) della DC all'attesa estenuante dei processi giudiziari. Paolo Sorrentino voleva girare questo film da quando esordì, e dopo tante curiosità trapelate si arriva a considerare la sua come un'opera sui generis che va oltre il semplice pamphlet politico, divertendo e sconvolgendo allo stesso modo con uno stile di regia spiazzante. Diviso tra i sodali inaffidabili della cosiddetta "corrente andreottiana" (Pomicino, Evangelisti, Sbardella, Ciarrapico), ricordi che non se ne vanno più dalla testa (il fantasma di Moro, onnipresente) e personaggi scomodi che nascondono verità inquietanti (Licio Gelli, Totò Riina, l'irrisolto caso Badalamenti), il Divo manifesta un'inaspettata carica emotiva nel momento meno facile della sua vita istituzionale, cioè quando stringe la mano a sua moglie davanti ad un concerto di Renato Zero in Tv. Sorrentino non risparmia invettive sospettose contro l'enigma Andreotti, anche se riesce a prenderne le distanze morali in maniera decisa; perchè nonostante le collusioni con la mafia, la P2 e lo scandalo Tangentopoli, si prova un pò di pena per l'uomo che ha fatto dell'impassibilità e del mistero la propria ragione di vita. Colui che crede solo nella volontà di Dio e ha una "discreta consuetudine" verso gli edifici del Potere, liquida le accuse di Eugenio Scalfari con affondi sbrigativi (vede, la situazione era un pò più complessa, come la sua), considera strategia della sopravvivenza (anzichè della tensione) quel lungo stragismo atto ad isolare le forze di sinistra e a rinforzare il centro, è pronto ad autocandidarsi come Presidente della Repubblica (ma nessuno lo appoggerà) e beve solo acqua con aspirina perchè afflitto dall'emicrania. Assolutamente preziose le trovate visive e di sceneggiatura: la scorta in cammino all'alba, l'uccisione di Salvo Lima "ritmata" dalla gara d'ippica, la scivolata infantile di Pomicino, lo skateboard che vola verso Montecitorio, l'auto distrutta di Falcone che casca dal cielo come una bomba atomica, il monologo urlato e rivelatorio davanti alla macchina da presa, la passione segreta per Mary Gassman, le lettere d'amore indirizzate al Divo Giulio, le camminate notturne del Divo Belzebù nei corridoi, le scritte in rosso che presentano i principali fatti e protagonisti. Oltre all'esemplare lavoro sulle luci, sui volti e sugli ambienti, c'è un nome fondamentale per la completa riuscita del film, ovvero lo stupefacente Toni Servillo, che non recita Andreotti ma è Andreotti in tutta la sua controversa natura, davvero impressionante per movenza e ricerca psicologica del personaggio, sempre pronto a distinguersi con quel forte senso di perspicacia, ironia e battuta pronta. Un'interpretazione che conferma Servillo come il più grande attore italiano del decennio, supportato da attori di primordine quali Anna Bonaiuto, Piera Degli Esposti, Flavio Bucci e Carlo Buccirosso (perfetto ed esilarante quest'ultimo nel ruolo di Cirino Pomicino). Nel suo originale equilibrio tra realtà e finzione, Il Divo rifiuta a priori il cinema d'inchiesta per delineare un ritratto amaro, spietato e grottesco della politica italiana. Capolavoro.
Non dico mai bugie, non ne sono capace. Chi non vuol far sapere una cosa non deve confidarla nemmeno a se stesso, perchè non bisogna lasciare tracce
(30/6/08)
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