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July 30 SALO' O LE 120 GIORNATE DI SODOMAHo scoperto questo film quasi due anni fa grazie ad un articolo su Il Venerdì, che ne svelava alcuni retroscena sul set e i guai con la censura giudiziaria dell'epoca. Soprattutto, un ricordo particolare andava al grande Pier Paolo Pasolini, che nel 1975 diresse la sua ultima opera maledetta prima di morire assassinato. Visto adesso, Salò o le 120 giornate di Sodoma non è solo una feroce metafora sul Potere impersonato da 4 signorotti fascisti, ma anche una lucida rappresentazione del Male inteso come forza estrema e spietata, che lentamente trasporta le sue anime nei gironi infernali di una grande villa, dominata da regolamenti senza regole e assurdi giochi di cattiveria, in cui la cinica stupidità dei protagonisti soggioga uomini e donne trattati come esseri allo stato primitivo. Pasolini si congeda con un film realisticamente crudo, doloroso, perverso e delirante, dall'atmosfera malata e funerea, dove l'eleganza degli splendidi ambienti creati da Dante Ferretti contrastano volutamente con una vicenda condotta da trovate sempre più "scomode", e proprio per questo coraggiose. E tutto risulta procedere in maniera così accurata e rigorosa, da far sembrare gli eccessi mostrati in Salò come degli incubi surreali.
Molte scene rimangono impresse nella memoria, comprese quelle più forti, a partire dall'inizio che faceva presagire un film sull'occupazione nazi-fascista del 1944-45 e che invece si rivelerà tutt'altro, proseguendo con la deportazione dei giovani prigioneri (rei di essere figli di partigiani) al loro destino senza speranza, alle agghiaccianti torture finali, quasi Horror nella sua macabra raffigurazione vista dal binocolo. Esemplare la prova degli attori (Paolo Bonacelli su tutti), tra aguzzini maniaci del sesso, vittime sacrificate alla loro nudità esasperata e vecchie narratrici dal sorriso beffardo, che interpretano squallidi racconti nell'orgia generale. Non so quanti si scandalizzerebbero se un film del genere uscisse oggi, ma a differenza degli anni '70 il cinema italiano non è più vivo e anti-convenzionale come allora, e un film di rottura qual era Salò o le 120 giorante di Sodoma rimane uno scioccante capolavoro d'autore, che a detta di Pasolini doveva essere il primo tassello di una "Trilogia della Morte" mai portata avanti. Purtroppo un grande maestro di vita come Pier Paolo, ci ha lasciato troppo presto e non rimane altro che rimpiangerlo in questi anni di preoccupante vuoto ideologico. E 32 anni fa aveva già capito tutto.
Non lo sai che noi vorremmo ucciderti mille volte fino ai limiti dell'eternità, se l'eternità potesse avere dei limiti? July 23 DA QUIVivo in un posto dove tutto quello che accade
sembra accadere per caso Una strada attraversa il paese Il paese è quella strada Nessuno ha scelto di vivere qui Ma c'è qualcosa che ci trattiene Perchè anche se non c'è amore a volte a volte c'è qualcos'altro (Massimo Volume, da Lungo I Bordi, 1995) INTERPOL COME PRODI?Erano attesi da quasi tre anni, impegnati a dare un seguito al capolavoro Antics del 2004 e a cercare di mettere tutti d'accordo con la loro New Wave d'autore, in particolare i critici che non li hanno mai visti di buon occhio. Tre lunghi anni ad aspettarli, tra prospettive vaghe, notevoli disponibilità d'arrangiamento e anticipazioni live, mentre si erano già guadagnati una discreta fama. Gli Interpol non vogliono essere trattati come una band qualsiasi, e mi sembra giustissimo visto che a differenza di molti colleghi, hanno dimostrato una personalità ben più seria con due grandi dischi in grado di farsi ricordare con entusiasmo, un'oasi nel deserto del moderno scenario Rock post-2000, pressochè inesistente. Our Love To Admire, terzo disco della verità, presenta una copertina artistica e istintiva che faceva presagire ottimi contenuti. E invece... della loro magia oscura, del loro suono avvolgente e di quel pathos romantico qui vi è pochissima traccia. Improvvisamente, gli Interpol hanno deciso di volgere lo sguardo alle classifiche facendosi aiutare dal produttore meno adatto (Rich Costey, responsabile di Muse e Franz Ferdinand), che li fa trasformare nella coverband di loro stessi, meno ispirati e più fighetti. Non tutto è discutibile, anche se molte cose suonano fastidiosamente ruffiane e U2-style come Pace is the trick e Rest my chemistry. La voce di Paul Banks colpisce sempre e comunque, Carlos Dengler rimane un bravo bassista e Sam Fogarino, sa ancora come alternare i toni della sua percussività; il solo Daniel Kessler non sembra convinto di sè, sfoggiando con molta meno inventiva del passato gli stessi accordi e giri di chitarra. La tracklist di Our Love To Admire, è perlomeno contrastante e risponde ad una riflessione ambivalente: se da un lato questi 11 brani sono migliori per esempio degli ultimi, strombazzati Arctic Monkeys, da un altro sono deludenti e autocompiaciuti, soprattutto perchè tutti s'aspettavano il disco della svolta. Quindi, la processione gotica di Pioneer to the falls non aggiunge nulla di nuovo, The Heinrich maneuver sembra stata concepita solo per farne un singolo e ricalca decisamente la loro Slow hands (come se non bastasse, il video della canzone è insignificante), Mammoth incalza con un clima da giudizio universale ma non decolla mai, All fired up sembra affrancarsi per un momento del classico suono-Interpol, ma anche qui si dimostrano anonimi e mal supportati da arrangiamenti di maniera. La ballata dolente di Wrecking ball e la litania ancestrale di Lighthouse sono i momenti migliori del disco, che potevano farlo suonare in maniera diversa e invece rimangono soltanto delle promesse mancate.
Our Love To Admire mi fa venire in mente l'attuale governo Prodi, sospeso pericolosamente sulla sufficienza con il rischio di crollare da un momento all'altro, dando la brutta impressione di pensare solo a tirare avanti la baracca. So che a molti non fregherà un cazzo di questo, ma riascoltando il disco ho avvertito lo stesso sentimento di quando si viene traditi dalla propria ragazza. Sarà il caso di chiudere un occhio per questa volta? LO "SPIRITO DEL TEMPO" SECONDO SUPERBILLYAmmetto che quando ascoltai in anteprima il singolo Tarantula dei nuovi Smashing Pumpkins, ero abbastanza sconfortato e pieno di dubbi su una reunion voluta a grande richiesta dopo sette anni, ma rischiosamente fuori luogo e priva di qualunque lealtà artistica. Intanto le settimane passavano e Billy Corgan se ne stava tranquillamente zitto riguardo alla diffusione delle new entry della storica band anni '90, dove era rimasto il solo Jimmy Chamberlin a dargli una mano nella produzione. Poi, sono arrivate le prime date del tour europeo e abbiamo scoperto due volti mai visti nè sentiti, la bassista Ginger Reyes (tra l'altro molto carina) e il chitarrista Jeff Shroeder. E a giudicare da quelle ottime, infuocate esibizioni, il nuovo materiale sembrava promettere esiti inaspettatamente positivi, con una copertina semi-tragica che vuole inquadrare severamente (non senza qualche briciolo di speranza, però) lo spirito dei nostri tempi. Zeitgeist, appunto.
I 52 minuti del disco presentano un gruppo divertito e pieno d'energia, non entusiasmante come ai bei tempi ma in grado di far rinverdire per un attimo, quello strabordante suono tra rumore e melodia che qui viene mostrato in tutta la sua semplicità. L'esperienza di un SuperBilly quarantenne (ormai lo chiamo così perchè nei concerti si veste davvero come un supereroe), garantisce una scrittura solida e concisa che rende piacevoli brani più sbarazzini del passato, ma dopotutto onesti e rinfrancanti se si pensa all'attuale piattume di quest'epoca musicale. Il fiore all'occhiello del riuscito Zeitgeist è sicuramente United States, 10 minuti di drumming incontenibile, tuoni elettrici, assoli riproducenti l'inno americano e SuperBilly che incita alla rivoluzione. Il contrasto tra irruenza e armonia, è confermato dai brani forti del nuovo corso: Doomsday clock, Bleeding the orchid, That's the way (my love is), Bring the light, For God and country e la dolce Neverlost. E poco importa se 7 Shades of black è un episodio quasi imbarazzante, o se la produzione con Terry Date e Roy Thomas Baker sia imperfetta. Ora che sono ritornati con un buon disco, gli Smashing Pumpkins hanno già diviso critica e fan suscitando giudizi controversi. D'accordo che non sono le vere Zucche, ma riguardo a quelli che non hanno gradito, mi chiedo: perchè aspettare un nuovo Mellon Collie se SuperBilly ha già dato moltissimo su quel piano? July 19 CHIEDI A 77 SE NON SAI COME SI FAE finalmente posso dire che è finita. 2 settimane e mezzo di rottura pura, ansie nascoste e previsioni controverse, la notte prima degli esami, i giorni a ripassare appunti, fogli stampati e tesine personali, il giorno prima degli orali a studiare tutte le materie a memoria dalle 13:30 alle 22:00, gli scritti che sembravano non finire mai, i risultati affissi sul portone della scuola (tutti buoni), i sorteggi per la prima lettera e la prima classe estratta, i turni giornalieri per i "colloqui" con autorizzazione ammessa sull'argomento a piacere, e molto altro, come le tensioni e le certezze della classe arrivata alla tanto importante "prova di maturità". Il 20 giugno abbiamo iniziato con la prova d'italiano, durata per me la bellezza di quasi 5 ore e mezzo ma accolta fortunatamente con il massimo dei voti. Il giorno dopo è arrivata la seconda prova d'informatica, dove non sapevo cosa fare e come comportarmi ma con il senno di poi, una mano mi è stata data nei modi cui ognuno è capace quando si tratta d'arrangiarsi. Lunedì 25, terza prova con materie miste, risposta con crocetta e solo 45 minuti di tempo. Molte domande (di matematica, tecnica, scienza delle finanze) erano tutt'altro che facili, ma alla fine il quiz è filato liscio con la benedizione di Stallone. Da allora, dovevo aspettare ben 12 giorni prima che mi toccassero gli orali il 07/07/07 (!!) e per pochissimo non ero l'ultimo dell'elenco (un caro amico di Pastena avrà l'onore di chiudere questa nostra carriera scolastica). La commissione esterna si è comportata abbastanza bene, io cercavo di metterli un pò in difficoltà sulle cose che non sapevo, però era evidente che volevano in tutti i modi farmi trattenere il meno possibile, anche se stando lì davanti a loro perdi qualsiasi altro contatto circostante. Il presidente della commissione, sembrava il fratello del giornalista del TG3 Giuliano Giubilei e anche un pò Gigi Reder, sfoggiava una parlata perfettina e ridicola come da tipico professore d'esame, il prof esterno di matematica assomigliava al bassista degli Interpol e quello d'informatica a Silvio Sircana, portavoce di Prodi, accomunati da una vena molto scherzosa. L'unica prof.ssa di quella categoria, era una bionda signora piuttosto seria che insegnava ragioneria e tecnica, mentre la "nostra" commissione (il trio d'attacco Pasquazzi-Granatieri-Balducci) si è dimostrata all'altezza, almeno per quanto mi riguarda hanno facilitato il corso degli esami con scioltezza, ma non voglio aggiungere altro. Morale: 77. Un punteggio molto, ma molto Rock per i miei gusti che conferma la premonizione verso certe fedi immortali del sottoscritto. Premetto che mi bastava 70 come voto finale (anche 60, basta che uscivo da quella scuola), ma meglio così. Spero mi porti fortuna per il futuro. July 12 E' PROPRIO UN'ERA VULGARISNon era facile per Josh Homme ripartire con la sigla QOTSA, senza suscitare le aspettative di quanti desideravano un nuovo Songs For The Deaf, soprattutto dopo l'improvviso abbandono di Nick Oliveri, l'addio non così grave di Dave Grohl dietro le pelli e la presenza fantasmatica di Mark Lanegan. Ora per i Queens Of The Stone Age si è profilata l'asse Homme-Van Leeuwen, con quest'ultimo che si adagia in maniera essenziale sulle idee del leader, contribuendo a rafforzare la scomposta eleganza Hard dell'ultimo Era Vulgaris. Un felice ritorno ai territori più consoni del gruppo, una scintilla esplosa tra resti di Stoner-Rock e intuizioni alternative, una rilettura acida del chitarrismo di stampo seventies con occasionali distorsioni ed effetti disturbanti.
Un'introduzione spettrale apre l'iniziale Turnin' On The Screw, dal passo meccanico e dagli assoli granitici con un Homme quasi irriconoscibile; il singolo Sick Sick Sick, sembra la versione più malata e terrorizzante della vecchia No One Knows, con un crescendo perfettamente velocizzato. Era Vulgaris, a partire dal titolo, può considerarsi album tranquillamente inquadrato nel suo tempo, come testimonia l'emblematica frase di Homme che marchia a fuoco il balletto alienante di I'm Designer: Le cose che contano sono i soldi e la fama, il resto è solo routine, sono diamanti nella merda. Le chitarre sferragliano con dirompenza quasi Industrial in Misfit Love, e il ritmo s'alza sempre con ossessione nella martellante Battery Acid, caratterizzate da improvvise (e memorabili) aperture melodiche cantate da un Homme molto deciso e convincente. Da ricordare la ballata informe di Make It Wit Chu, accompagnata da coretti sguaiati e un incedere sornione, che si conclude con schitarrate apocalittiche; assolutamente splendida è Suture Up Your Future, con quegli arpeggi che risuonano come lampi cosmici, e la melodia che diviene via via più coinvolgente. Chiusura nel segno della visceralità con il tribalismo cavernoso di River In The Road e la cavalcata maialesca di Run Pig Run. Qualcuno lamenta la scarsa importanza che Josh Homme ha riservato agli ospiti dell'album (Julian Casablancas, Trent Reznor, lo stesso Lanegan), ma è così necessario trascurare la grande musica di Era Vulgaris per questi inutili interrogativi? July 11 IL REQUIEM E' COME UN FIUME, LO VEDI O NO?Difficile stabilire adesso se i Verdena sono un patrimonio imprescindibile della musica italiana, quel che è certo è il risaltare della volontà dei tre ragazzi di Bergamo (non più quattro) d'andare fieramente avanti per la loro strada, senza tralasciare la componente dura e il dinamismo psichedelico di uno stile ormai riconoscibile. I testi sono sempre scritti nel tipico non-sense di Alberto Ferrari, che sembra vogliano esorcizzare qualche spirito esoterico attraverso l'utilizzo di frasi spezzettate e nastri al contrario, eppure così affascinanti dopo ripetuti ascolti che donano interpretazioni sempre nuove. La batteria di Luca aumenta decisamente il battito adrenalinico delle composizioni con una tecnica sempre più spettacolare, il basso di Roberta si adatta molto all'audacia strumentale dei fratelli Ferrari, che ha nella chitarra di Alberto il maggior punto di rottura. Accanto ad un armamentario sempre più potente di riff e melodie, Requiem si colora anche di bagliori lisergici integrati perfettamente nelle strutture variegate dei 15 brani. Tra questi 1 intro letteralmente esplosivo (Marti in the sky), e 4 strumentali abbastanza particolari che testimoniano la curiosità dei Verdena verso nuove sonorità (Aha, Faro, Opanopono, Was?). Poi ci sono le canzoni vere e proprie, che partono come micidiali pugni allo stomaco (Don Calisto, Isacco Nucleare, Il caos strisciante), si elevano a ballate quasi intime nella loro delicata ruvidezza (Angie, Canos, Trovami un modo semplice per uscirne) e assumono sembianze di avventurosa psichedelia mutante (Non prendere l'acme Eugenio e le lunghe Il Gulliver e Sotto prescrizione del Dott. Huxley). Anche il primo singolo Muori delay, arriva ad elettrizzare la proposta con un perfetto incrocio tra Queens Of The Stone Age e Led Zeppelin (compresa la voce alla Robert Plant di Ferrari). Un disco decisamente potente e maturo, non grande come il precedente Suicidio Dei Samurai ma assai ispirato, che conferma il talento di una band inspiegabilmente criticata da alcuni italiani sempre in cerca di creare dibattiti. July 09 CAMPIONI DEL MONDO. UN ANNO FA...A pensarci adesso, sembrano passati non 1 ma 10 anni. Ed è deprimente vedere che un trionfo simile, venga ricordato più per la testata di una vecchia gloria in pensione che per la vittoria sul campo (o meglio ai rigori) di una nazione intera, finalmente liberata (?) dai suoi tabù e dalle sue frustrazioni. Certo, non è stata una bella partita, specie se contiamo la sofferenza sfuggente dei tempi supplementari, anche se in queste occasioni avevamo fallito pure troppo in passato. Soprattutto se era una nazionale come la Francia, che ci rubò la soddisfazione degli europei belga-olandesi, uno schiaffo scottante ancora non scomparso dai nostri volti. 365 giorni fa la partita me la vidi a casa, con gli occhi puntati anche sulla registrazione in VHS non pienamente sfruttata, e ricordo l'urlo dopo il rigore beffardo di Zidane perchè sembrava fuori linea, e la gioia contenuta al colpo di testa vincente di Materazzi. Ricordo soprattutto d'essere stato estremamente sicuro della coppa, già dalla vittoria in extremis sull'Australia (a Totti dovrebbero fargli un monumento solo per quel rigore benedetto, invece...), ma con l'espulsione di Zidane sembrava tutto più facile. Fabio Grosso ha avuto l'onore di siglare quel successo insperato ma maledettamente inseguito, e per un mese Cannavaro dimostrò d'essere un giocatore vero e non un bluff sponsorizzato da Capello. Dopo quei meritati festeggiamenti notturni, Marcello Lippi ha deciso molto saggiamente di dimettersi visto che un successo del genere è pressochè irripetibile, e questo è il segno indelebile dei grandi allenatori.
Ma devo purtroppo ricordare che già tre giorni dopo la conquista del mondiale, il gaudio e l'innocenza espressa nei nostri cuori era inconsciamente scomparsa, repressa, cancellata, un effimero tormentone per pochi spiccioli di gloria proprio come il po-po-po-po-po-po-po rubato dagli White Stripes. Ormai non ci basta più morire di vita per queste storiche competizioni, tanto che nell'epoca globalizzata del 2000 la finale di un mondiale di calcio assume lo stesso valore della serata finale del Grande Fratello.
Così l'Italia torna di colpo ad essere quello che era ed è: il Belpaese dei furbi, delle polemiche, delle illusioni, dei silvioberlusconi e dei vascorossi. Serve altro? E' TORNATO ADRIANAssente su Rete4 da quasi due anni, ritorna il maniacale detective Adrian Monk con la terza serie, e devo dire che era ora, visto che la nostra Tv l'abbia sciaguratamente oscurato in favore di stanche storielle alla Dr. House. Interpretato da un buffo e perfetto Tony Shalhoub, la serie dell'ex poliziotto afflitto da manie igieniche e fissazioni varie, è un irresistibile concentrato di commedia, poliziesco e giallo dove il geniale Monk, novello Sherlock Holmes, arriva sempre alla soluzione dei casi e omicidi con l'aiuto di un'assistente femminile e del capitano di polizia con tenente a carico. E' anche stimolato dai consigli del suo psicanalista, che lo segue da quando Monk ha perduto la sua adorata moglie Trudy, e nei primi episodi in onda queste settimane lo si vedeva rovistare tra le ombre di questo passato, mentre era alle prese con mafiosi, allucinazioni, supermarket corrotti e quiz truccati. Vederlo nelle sue improbabili difficoltà e con quel carattere strambo, è semplicemente esilarante. Un appuntamento da non perdere, ogni giovedì dopo le 21:00. |
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