Claudio's profileThe Diamond SeaPhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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June 29 DEAD MANPartito da Cleveland per arrivare dritto all'inferno. Il viaggio in treno del giovane William Blake (non colui che scriveva poesie) sembra interminabile nei suoi sospesi attraversamenti dell'estrema frontiera americana; nello scompartimento non gli viene rivolta una parola, ma quando vicino a lui si siede il macchinista con la faccia di carbone il senso della futura vicenda appare già chiaro eppure così oscuro. L'arrivo nella cittadina di Machine è attorniata di teschi e mucchi d'ossa, come a voler presto indirizzare Blake circa quella sua morte presagita dal macchinista. Egli deve solo essere assunto dalle officine Dickinson, ma il vecchio direttore gli dice subito che l'unico lavoro possibile è fare da concime per le margherite. E col fucile piantato contro, se ne va tra le stupide risate dei dipendenti. Dopo aver trascorso del tempo con una donna che ama i fiori di carta, Blake si trova ad uccidere il figlio del signor Dickinson, compagno della ragazza (a sua volta freddata da quest'ultimo). Ferito e costretto alla fuga, William Blake è ora divenuto un inconsapevole fuorilegge vagante fra boschi e montagne, sulle cui tracce si mettono tre killer assoldati proprio dal signor Dickinson. Durante la frammentata ricerca di pace interiore, Blake si fa guidare da un mistico pellerossa chiamato Nessuno (che davvero crederà di trovarsi con il defunto poeta inglese) fino al comparire della barca diretta verso totem metafisici e inesplorati destini. Nel suo esemplare bianco e nero ipnotico, Dead Man è puro impressionismo visivo dai sentieri sperduti, un Western destrutturato e allucinatorio che rende ancor più grande il cinema underground di Jim Jarmush. Una delle principali caratteristiche del film, quasi difficile da descrivere, è la serie d'illimitate dissolvenze fra una scena e l'altra, come rivestite di un'entità onirica e sfuggente per cui non si può non esser attratti. Seppur avvolto da una cappa straniante e oppiacea, ogni cosa è memorabile in Dead Man: dal cast d'assoluto prestigio (che tra gli altri annovera un Johnny Depp semplicemente in parte, Robert Mitchum al suo ultimo grande ruolo e la bizzarra coppia di pistoleri composta dagli impagabili Lance Henriksen e Michael Wincott) alle situazioni inafferrate e ai personaggi grotteschi (su tutti, Iggy Pop conciato da nonnetta mentre cucina fagioli e Alfred Molina nei panni del religioso droghiere senza scrupoli), dal parossismo farsesco e ai dialoghi umoristici (a Blake viene continuamente chiesto del tabacco, ma lui non fuma) alla colonna sonora affidata alle schitarrate lunari e psichedeliche di Neil Young. Un Cult prezioso.
Guarda fuori dal finestrino. Non ti torna alla memoria di quando eri nella barca? E di quando quella notte eri disteso, lo sguardo rivolto al cielo, e l'acqua di cui ti ricordavi non era poi così diversa dal paesaggio... Tu ti chiedesti: "Come mai il paesaggio si sta muovendo ma la barca è ferma?" E ancora... Da dove vieni tu?
L'ICONA TRAGICAGiovedì pomeriggio mi trovavo a Roma quando, poco prima di prendere il treno del ritorno, uscii da una Ricordi Feltrinelli dopo che la vista mi cadde involontariamente sulla copertina di Dangerous. Solo un attimo in lontananza, con quegli occhi che pare volessero mostrarsi un'ultima volta prima di lasciare il passo all'eternità. Mentre quella sera apprendevo la notizia quasi certa della morte di Michael Jackson, la mia parte intimamente connessa all'infanzia è tramontata in maniera definitiva. Michael lo consideravo un Dio fin quando ho avuto dieci anni, dopodichè iniziai a schifarlo e irriderlo con piacere, soprattutto per i problemi e le stranezze di varia natura che accumulava nell'ultimo decennio. Ma guardando solo ai fatti e non alle vicende personali, l'ho sempre visto come mito. Lui stesso già ne era consapevole che quelle doti innate (il ballo, i videoclip rivoluzionari, il fenomeno di massa e l'innegabile talento musicale nei primi tre album) le avrebbe pagate care a nemmeno 51 anni. June 22 WAX THE NIPSono passati dieci anni da quando conobbi Aphex Twin con Windowlicker, il lungo e inquietante videoclip di Chris Cunningham che operava un'originale parodia mostruosa degli stereotipi Hip-Hop, tra fanciulle afroamericane trasformate col ghigno inconfondibile dell'artista irlandese (qui nelle vesti di ballerino seduttore munito d'ombrello magico) e una lunghissima limousine avviata verso gli assolati scenari di Los Angeles, dove due uomini cercano d'aver fortuna assistendo ai balli coreografici di silhouette femminili finchè non scoprono che di bellezze "freak" si tratta. All'epoca rimasi addirittura impaurito dopo nemmeno averlo visto tutto e dovette passare un pò di tempo prima che lo rividi, giacchè consideravo Aphex Twin soltanto uno spaventoso buffone. Poi guardai pure Come To Daddy, video assai più plumbeo e demoniaco, e pian piano presi il personaggio di Richard D. James con maggior simpatia. E non da molto ho iniziato ad ascoltare la sua musica, rendendomi subito conto di trovarmi davanti un genio dell'elettronica e dell'Ambient moderno, capace di tirar fuori quel capolavoro minimalista ma ricco d'inventiva di ...I Care Because You Do. Adesso sì che aspetto qualche sua nuova creazione bizzarra, ma chissà se fra innumerevoli pseudonimi e sparuti concerti abbia deciso di proseguire nell'anonimato... June 18 PER I NOTTAMBULINon sono ancora passati sei mesi e già non vedo l'ora che finisca questo 2009 di merda. O meglio, l'ideale per me sarebbe tornar indietro a quella notte del 31 dicembre e ricominciare tutto da capo. Vorrei aver vissuto diversamente ogni imprevista circostanza andata in pezzi giorno dopo giorno, eliminando parentesi spiacevoli che mi fanno quasi rimpiangere il fatto di non esser più sedicenne. Mai come adesso desidero rivolgermi alle armonie salvifiche delle Neko Case e dei Bill Callahan, ma il buco di società cui vivo tende sempre all'ignoramento dei rimedi intimi e necessari d'ognuno, specie se esistono canzoni che salvano certe giornate dall'oblio. Non si fa che proporre illusioni su illusioni. Ecco perchè, in risposta di queste, voglio solo immaginare ondate di feedback mentre spazzano via tutti i maligni e vanitosi. Chi ha avuto modo di ridicolizzarmi da gennaio fino ad oggi, forse non sa che io continuerò a vivere anche senza le loro esigue coscienze. June 15 TVParlar male del mezzo televisivo sembra ormai equivalere allo sparo su una croce rossa, ma nemmeno posso fare finta di nulla riguardo la programmazione dei palinsesti estivi, già ridicoli e nauseabondi nel periodo autunno-inverno, figuriamoci da qui fino ad agosto. E' evidente che i responsabili di tali decisioni di rete siano individui inetti e ignoranti, privi della necessaria fantasia nel proporre valide disintossicazioni da fottuti reality e talent show. C'è per esempio che un telefilm antiquato come La Signora In Giallo ha, dopo più di vent'anni e la bellezza di 280 omicidi risolti dalla Fletcher in 264 episodi, ancora una fascia oraria compresa tra la tarda mattinata e la pausa pranzo. Non è che uno pretende la messa in onda di The Kingdom, ma almeno un minimo di cambiamento! E quando mi capita d'assistere a quelle serie televisive con eccesso di melassa e puntuale doppiaggio idiota, avverto subito l'orticaria. Proprio come quel magico Doc impersonato da Billy Ray Cyrus che, una volta compreso le sue lezioni di vita sull'accettare gravi malattie e saggi amori verso il prossimo, ci sentiremo cambiati interiormente. Poi qualche settimana fa assistivo per caso all'ultima tappa piovosa del Giro d'Italia e, al momento della caduta di Denis Menchov a un passo dal traguardo, il telecronista Auro Bulbarelli si scatenava in esaltate espressioni sulla scia dell'ineguagliabile teatralità di Guido Meda: pazzesco, sembra un film. Quello che è successo oggi è incredibile, manco fosse accaduto chissà cosa a parte quel colpo di scena senza conseguenze. Ora arriva pure il digitale terrestre e dovrei sentirmi più contento nel poter presto ammirare un Emilio Fede più bello e nitido (come dice la Littizzetto)... June 09 L'ETERNA GIOVENTU'Come si può dir male di un nuovo disco dei Sonic Youth che appare giusto non all'altezza del passato? E' indubbio quanto i sacri furori d'un tempo ora siano pressochè sostituiti col mestiere e una visione stilistica più ordinaria, ma nonostante ciò sopravvivono sempre quei gesti sonori capaci di garantire il climax solido e liberatorio che i quattro, da ineguagliati maestri del Noise-Rock, concepiscono con intatta lucidità. The Eternal possiede un approccio più diretto e meno intrigante dell'ottimo Rather Ripped di tre anni fa, al primo ascolto può anche sembrare monocorde e privo di scintille memorabili; ma per chi è abituato ai loro tipici espedienti melodico-distorsivi, non farà a meno di godersi questi 12 brani dall'ispirazione compatta e ben riposta in termini d'aspettativa. Si comincia subito forte con le accelerazioni concise di Sacred trickster, passando per il saliscendi sessuale di Anti-orgasm (espressa attraverso gli inequivocabili intrecci vocali fra Thurston Moore e Kim Gordon, prima della coda riservata alla stasi strisciante di chitarre liquefatte) e l'orecchiabilità poco aspra e forse troppo risaputa di Antenna, tuttavia migliore delle dediche sbarazzine di Leaky lifeboat (for Gregory Corso) e Thunderclap (for Bobby Pyn). Per il resto, è alquanto difficile resistere alla carica robusta di What we know, ad una febbrile Poison arrow cantata da Moore con deciso tono reediano o alle splendide armonie sospese di Malibu gas station, esibite nel più classico stile Sonic Youth. Il tutto giunge a quasi un'ora complessiva compreso l'epilogo sfumato e affascinante della lunga Massage the history, dove una sensualissima Gordon dà sfoggio di vocalità ipnotiche su ricami strumentali dai tratti desertici. Insomma, per chi non conoscesse ancora la rockband più indipendente del pianeta farebbe meglio a rimediare subito i capolavori degli anni '80 (inutile citarli, basta informarsi un pò su quella discografia). Per tutti gli altri, The Eternal risulterà un apprezzabile tassello da aggiungere nella mitica epopea di un gruppo superiore.
TUTTI PAZZI"Per come la vedo io, sono l'unica alternativa al Premier in Inghilterra. Credo che la Gran Bretagna otterrebbe grandi benefici con un leader fascista." (David Bowie, aprile 1976)
Magari qui in Italia avessimo un esponente prestigioso come il Duca Bianco nella nostra nefasta politica! Escludendo, ovviamente, i deliri ideologici che gli effetti della cocaina destarono su di lui nel periodo pre-berlinese... Invece no, dopo la vittoria annunciatissima del Pdl (per fortuna meno netta di quanto preannunciava il Re d'Italia) e l'assurdo consenso riservato alla Lega Nord del 10,2%, devo ancora sorbirmi la pericolosa arroganza di La Russa che viene fatta spadroneggiare sempre e comunque, soprattutto da Vespa. Ora l'Europa è tutta diventata una forza blu e magari pure quel giovane Radicale di Marco Cappato, dopo le sue rivendicazioni sulla libera informazione nei programmi d'approfondimento elettorale, diventerà un futuro stronzo come Capezzone.
Sarà davvero utile allora il rimedio di una Elioterapia evocata da Blob? Ricordo molto bene quando 13 anni fa una delle mie principali colonne sonore d'infanzia fu Eat The Phikis, ne parlavo a tutti indifferentemente e nemmeno mi accorsi che, nello stesso anno, il Festival di Sanremo l'avessero in realtà vinto loro con la leggendaria Terra dei cachi. E di questo periodo cosa dovrebbe rimanere invece? il grado di popolarità crescente dell'over 20 tra le under 15? le unanime lodi riservate al "genio" Patrick Wolf e al suo Bachelor da 9/10? Prince che esagera più del dovuto, con l'incomprensibile sboronaggine d'accorpare il miglior album dai tempi di The Gold Experience insieme alla sconosciuta Bria Valente e ad un semplice dischettino di Minneapolis Sound? Belen Rodriguez che deve ogni volta sfoggiar le sue volgari doti di puttana in tv, sui giornali, dappertutto? Nel mentre, io mi accontento delle devianti Confessions dei Violent Femmes... |
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