Claudio's profileThe Diamond SeaPhotosBlogListsMore ![]() | Help |
|
April 29 LA DOPPIA ANIMA DI POLLY JEANA un anno e mezzo di distanza da un'opera senza tempo come White Chalk, stavolta PJ Harvey torna in coppia con il fidato John Parish e realizza A Woman A Man Walked By, ideale sunto dei meditati furori dell'artista britannica. In esso coesistono la vena più istintiva e quella più profonda della Harvey, arrivando a bilanciare le variegate tonalità vocali e sonore attraverso 38 minuti d'innegabile scorrevolezza ed efficacia compositiva. Il tocco austero di Parish è un ulteriore valore aggiunto dell'album, dove Polly Jean riesce a sfruttare egregiamente le potenzialità della sua voce, espressiva come poche altre nel panorama Rock odierno. Il canto spazia così da tremolanti timbri d'anziana (il lento avvolgersi di April) a quelli da incontrollata urlatrice (la rabbia schizoide di Pig will not), da falsetti angelici (Leaving California e The soldier, guardacaso i brani più vicini all'ultimo lavoro solista della Harvey) a gutturali tenebrosi stile Nick Cave (l'incalzare bastardo della title-track, che confluisce nella strumentale The crow knows where all the little children go, sorta di ritualistico samba elettrificato). L'impatto incisivo del singolo Black hearted love conquista già al primo ascolto e si segnala come uno degli apici della raccolta, seguita dal Folk misticheggiante di Sixteen, fifteen, fourteen e dall'evocativo riverbero delle passioni di Passionless, pointless. Dopodichè risulta superfluo esaltare una simile cantautrice, ma per chi ancora non la conoscesse potrebbe partire tranquillamente da A Woman A Man Walked By, fedele ritratto d'una intensa carriera.
April 22 AI CONFINI DELLA REALTA'"Vedo periferie che si diffondono per il pianeta, la suburbanizzazione dell’anima, vite senza senso, noia assoluta. Una specie di mondo della tv pomeridiana, quando sei mezzo addormentato. E poi, di tanto in tanto, bum! Un evento di una violenza assoluta, del tutto imprevedibile: qualcosa come un pazzo che spara in un supermercato, una bomba che esplode. E’ pericoloso” (James G. Ballard)
"Ci sono attimi che arginano il tempo, isole fuori dalle rotte della storia, sono momenti bianchi come una luce accecante, aggrediti dal nero dell'assenza di logica, azzurri come il cielo della speranza. Oggi Torino è in un universo parallelo, fatto di orgoglio, coraggio, decisione. Non tutte le emozioni vivono incastrate in una cornice. Le più profonde spesso fluttuano libere" (Fabio Caressa, nell'introduzione alla telecronaca di Juventus-Inter su Sky...) April 10 GRAN TORINOWalt Kowalski. Un nome mitologico per colui che preferisce confrontarsi con una morte fronteggiata sin dalla guerra di Corea e che, giunto alla soglia del crepuscolo, vuole solo esser lasciato in pace a meditare sulle proprie birre scolate in veranda, mentre si gode la compagnia del suo Labrador e della Ford Gran Torino custodita gelosamente in garage. La dura mentalità di Kowalski non riesce mai a vedere nulla di buono in quel poco raccomandabile quartiere di Detroit dove abita, cui essendo rimasto orfano della moglie e dell’affetto verso i figli mai troppo amati, respinge finanche le discussioni con un giovane prete su dilemmi religiosi circa vita e morte, quest’ultima non esattamente ritenuta da Walt come amara nella perdita e dolce nella salvazione. Disprezza qualsiasi vicino hmong si aggiri intorno al suo terreno e osserva, dall’esterno della sua casa sorvegliata dalla bandiera a stelle e strisce, come la moderna gioventù stia andando sempre più alla deriva. Eppure non t’aspetteresti mai che uno come lui, dal carattere così burbero, lunatico e razzista, si ritrovi a proteggere una comunità d’immigrati asiatici dalle minacce delle gang giovanili, fungendo persino da mentore all’inesperto Thao, il giovane che gli ha cercato di soffiare quella Gran Torino desiderata dal cugino e dai bulli cui cerca d’allontanarsi come può. Kowalski lo perdona facendolo lavorare per un po’ e diventa amico dei hmong, da loro considerato eroe, convincendosi del fatto che ci siano più cose in comune con loro che con i suoi stessi familiari. Attraverso una poetica sociale da moderno racconto di formazione, Gran Torino mette in scena il prepotente ritorno di Clint Eastwood al personaggio virile e “vissuto”, ideale successore del Frankie Dunn di Million Dollar Baby ma avviato verso una consapevole attesa redentrice, che culmina in un eroico gesto finale tanto significativo per il giovane Thao e la sua famiglia. Non è più il tempo dei giustizieri venuti da lontano ma di caustici reazionari pronti ad affrontare, loro malgrado, questioni etiche troppo indispensabili per riscattare una rigida solitudine che Walt vive da vecchio malato sputasangue senza apparenti ideali. Anche il giudizio di uno sciamano può riflettersi sull’incondizionata ostinazione d’un uomo che si confessa per moralità prima del richiamo di un’ultima, sacrificale missione. E il compito d’ampliare una storia così contemporanea alle logiche da vecchio classicismo hollywoodiano spetta ancora una volta a lui, Clint. È come se nell’arco di quasi due ore, volesse sintetizzare tutta la sua parabola cinematografica in uno sfaccettato unicum dal graduale messaggio d’apertura e integrazione verso chi è così diverso ma così uguale a noi, condividendo umori dapprima malvisti causa una mentalità ristretta (quella di Kowalski) che squadrava e sentenziava solamente. Gran Torino è un capolavoro di coinvolgente scorrevolezza narrativa, armato d’una regia perfettamente in linea con i solidi stilemi drammaturgici dell’ultimo Eastwood e capace di farci entusiasmare sempre più, semmai ce ne fosse ancora bisogno, di un autore che davvero non conosce pause produttive e artistiche. E con un’uscita di scena conclusiva che sa d’eterno, proprio come lui. Qualsiasi cosa farò loro saranno spacciati April 02 SALUTI DA FIRENZE Pioggia a volontà nelle ore di una partenza posticipata. Attimi d'ottimismo prima del viaggio sonoro. Music For Airports. Avanza il sonno delle evocazioni. Il film della giornata che vuol sovrastare Ligeti. E' troppo tardi per condividere l'alba a Twin Peaks. Calerà solo pioggia dinamitarda. L'attenuazione del cielo prima che la chiesa di Santa Croce diventi inespugnabile. Piazza della Signoria e il suo bagno di turisti. Il riflessivo ristorante prescritto dopo la divisione in due del gruppo. Acqua, acqua e ancora acqua per i prossimi giri. Ponte Vecchio senza effetto cartolina. L'Arno innaffiato per tutto il tempo avuto a sua disposizione. Gelatai incazzati e venditori d'ombrelli dappertutto. Le istantanee catturate davanti il Duomo con Campanile di Giotto. Ritorno alla collettività verso l'alto. Piazzale Michelangelo e il suo David monumentale. La Certosa senza certezza d'entrata. Il Milionario che non sarà mai tale. L'Outlet riservato solo all'abbigliamento, con quel clima d'arcobaleno. Il crepuscolo che cala e le note di Daphnia che scorrono via come estasi rassegnata. Il furente crescendo anti-consolatorio di May nothing but happiness come through your door. L'innodicità rimandata di E ti vengo a cercare. Un ringraziamento senza applausi. Titoli di coda che si sperano non definitivi. |
|
|