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    March 28

    SECRET NAME

    Domenica mattina avrei voluto darle gli auguri, ma non l'ho fatto.
    Aspettavo il momento migliore per tentare un incontro ravvicinato con lei, eppure anche stavolta deve esserci sempre qualche entità di mezzo. L'infinita pioggia della settimana pasquale, ha chiuso (?) i conti negandomi una possibile via d'accesso in quella giovincella sorridente, che mi vede solo quando svolgo QUEL servizio domenicale.
    A differenza di un'altra fatina dei miei sogni, che vedo spesso con molto piacere (ed altrettanti saluti...), lei in giro è introvabile. Anche per questo mi viene il sospetto se provenga da fuori Ceprano o se addirittura non sia italiana. Ma a costo di cominciare finalmente una storia d'amore, guardo oltre i dati anagrafici. Ma domenica non se ne stava andando da sola, credo fosse in compagnia della madre e io non ho potuto improvvisare un maledetto scambio reciproco. Ciao, volevo farti gli auguri di buona pasqua. Sono uno dei responsabili del gruppo ministranti... Era presente pure l'altra fatina quel giorno, ma non è stato possibile avvicinarla. Era già volata via. Forse una stretta di mano o i baci sulla guancia non porteranno mai a qualcosa, però avrei voluto provarci. Temo che lei sarà una delle mie solite ragazze sfuggenti, destinate a rimanere tali per sempre.  
    March 21

    BIANCA

    Quando Michele Apicella segnò un'epoca cinematografica.
    Dopo averlo impersonato nei primi, mitici ruoli (padre Autarchico nell'esordio in Super8, insofferente girovago nel cult Ecce Bombo, regista incompreso nel memorabile Sogni D'oro), Nanni Moretti trasforma il suo alter ego in un professore di matematica dall'atteggiamento indiscreto, muovendosi tra ambiguità e solitudini tutte personali. Con Bianca si apre una fase nuova per il cineasta romano, dove lo sguardo disilluso e sarcastico sull'Italia contemporanea lascia posto a un respiro narrativo quasi "di genere", più maturo nelle tematiche, profondamente universale ma sempre condotto ai limiti del paradosso quotidiano. Dopo essersi trasferito nella nuova abitazione, il professor Apicella viene chiamato ad insegnare alla Marilyn Monroe, scuola popolata da personaggi di varia natura tra cui il preside ridanciano, un segretario analfabeta ma intelligente e uno psicologo che non riesce a capire le frustrazioni di Michele. Quest'ultimo non sopporta gli altri, rimane deluso dall'infedeltà dei suoi amici Ignazio e Maria, ha l'ossessione per le scarpe, crede nell'amore eterno e quindi non è in grado di stabilire un rapporto serio con Bianca, l'insegnante di francese sul quale riversa tormenti ed insicurezze. Moretti indaga nel sottile malessere del protagonista con occhio intimo e altrettanto distante, preferendo suggerire i risvolti della vicenda attraverso una folle confessione davanti al commissario, senza ricorrere a colpi di scena o ad uccisioni in bella mostra. Immancabili le sequenze e battute da consegnare alle antologie del cinema nostrano: il professore di storia e Il cielo in una stanza, la risoluzione del quadrato magico che dà sempre 34, la giornata al parco con l'amico Siro Siri, una spiaggia riservata solo alle coppie che si baciano, il tour della canzone italiana, Michele sorpreso dal genitore di una sua alunna che non ha mai assaggiato la Sacher Torte, la foto di carnevale insieme ai compagni scolastici, l'angoscia confortata dal bicchierone gigante di Nutella, Michele che urla bastoni! dopo aver segnato un gol, gli esercizi di ginnastica e la conseguente rissa nel campetto... Un prodigio d'inventiva scenica ed attoriale, accompagnato dalle bellissime musiche di Franco Piersanti. E' il 1983 e Nanni Moretti scrive il suo capolavoro. 
     
    Continuiamo così, facciamoci del male
     
    biancaposter      
    March 14

    SCAVA, NICK, SCAVA!!!

    Giusto un anno fa sembrava che il Re Inchiostro dovesse procedere una carriera ad alti livelli con i Grinderman, progetto nato grazie al contributo di alcuni membri dei fidati Bad Seeds.
    Invece capita di voler arricchire un linguaggio d'autore non più improntato su murder ballads o sonate di pianoforte, ma sull'esperienza maturata grazie ai Birthday Party, alle meravigliose cover di Kicking Against The Pricks, agli incubi seducenti di Tender Prey, alla rinascita esistenziale di The Good Son e alle finezze Rock di Let Love In. Ecco perchè un disco come Dig, Lazarus, Dig!!! significa tanto per la discografia sostanziosa di Nick Cave. Nessun artista contemporaneo riesce ad evolversi in maniera tanto ludica e al passo coi tempi, senza ripetersi sugli allori, senza diffondere vuoti ispirativi e godendosi la pura soddisfazione di scrivere canzoni che gli possano dire molto anche dopo aver oltrepassato la soglia dei 50 anni, definiti dal diretto interessato solo un "incidente di percorso" (!). Lazzaro è lo spirito guida di un album diviso tra il coinvolgimento elettrico dei Grinderman e la creatività febbrile di Abattoir Blues, reso con i giusti accenti divertiti ma anche in possesso d'una riconciliante vena intimista che sa fondere le diverse personalità di Cave nel modo più autorevole. Nello scanzonato giro turistico della title-track, con le sue stranianti dissonanze organistiche, si immagina una New York del '77 infestata da Houdini; Today's lesson evoca tale Little Jeenie, ricollegandosi in maniera meno brusca a Depth charge Ethel dei Grinderman, seguita dal robusto Soul-Rock di Moonland. Clangori di Waitsiana memoria scandiscono il clima funesto di Night of the lotus eaters, mentre le deliranti "emorragie di parole" in We call upon the author vengono intervallate da uno spiazzante effetto elettronico (frutto forse dell'inedito approccio compositivo con la tastiera-giocattolo dei suoi figli gemelli). Atmosfere di tutt'altro spessore per la bellissima Hold on to yourself, elegiaca e passionale, e Jesus of the moon, che non avrebbe sfigurato nei solchi di No More Shall We Part. Finale memorabile con il lungo racconto musicato di More news from nowhere, un brano che oggi David Bowie non è più capace di scrivere. La conclusione perfetta per uno dei dischi più coesi e piacevoli del Re Inchiostro, che continua a sorprendere pur avendo già dato.  
     
    lazarus       
    March 09

    HO UN ANNO DI PIU'

    Ma che cosa è cambiato
    dopo che ti ho incontrato?
    Direi non molto.
    Ma che cosa è restato,
    dopo che ti ho amato?
    Direi non molto.

    Ho un anno di più
    e qualcosa in meno, tu.
    Ho un anno di più
    e qualcosa in meno, tu.

    Io giocavo a pallone,
    sono il solito scarpone,
    ancora gioco.
    E per fare impressione,
    sai che imitavo il pavone,
    ancora gioco.

    Ho un anno di più
    e qualcosa in meno, tu.
    Ho un anno di più
    e qualcosa in meno, tu.

    Il mio vecchio editore
    l'ho sempre fatto arrabbiare,
    lavoravo poco.
    Ora è quasi contento,
    dice che scrivo con più sentimento,
    lavoro poco.

    Ho un anno di più
    e qualcosa in meno, tu.
    Ho un anno di più
    e qualcosa in meno, tu.
    Ho un anno di più

    Ma che cosa è cambiato
    dopo che ti ho incontrato?
    Direi non molto.
    Ma che cosa è restato,
    dopo che ti ho amato?
    Direi non molto.

    Ho un anno di più
    Ho un anno di più
    Ho un anno di più

    Ho un anno di più
    e qualcosa in meno, tu.
    Ho un anno di più
    e qualcosa in meno, tu.
    (Lucio Battisti, da Io Tu Noi Tutti)

    DISSOLTI DAL BIANCO

    I Bauhaus erano un mito dei primi anni '80, capaci di farsi ricordare per anni grazie ad una discografia non lunga ma molto prodigiosa, marchiata dal loro personale caposaldo Gothic-Rock (In The Flat Field) e dalle ispirate opere successive, tutte da avere (Mask, The Sky's Gone Out, Burning From The Inside). Inutile chiosare sull'importanza d'un gruppo come i Bauhaus, principalmente incarnati dalla personalità istrionica di Peter Murphy e dal talento chitarristico di Daniel Ash, per cui chi è abbastanza informato sa già della materia in questione. A 25 anni dallo scioglimento, nulla sembrava presagire dubbi su questo mito consolidato, lontano da facili convenzioni e ancora ben visibile negli ultimi tempi con una fortunata attività live. Ma quando la tentazione della reunion discografica si presenta dietro l'angolo, una fine ingloriosa per qualsiasi band può arrivare anche a scoppio ritardato.   
    Un anno fa, erano i redivivi Stooges ad avere l'ardore di sputtanare un nome così leggendario pubblicando il misero The Weirdness, mentre ora tocca ai Bauhaus. Proprio non si capisce che senso aveva ripresentarsi, dopo oltre due decenni, con questo disastroso Go Away White. 10 canzoni ricalcate su un bizzarro stereotipo Dark-Wave, senza idee nuove e ampiamente superato. Peter Murphy spreca le sue doti vocali con una prestazione da dimenticare: piatto nelle declamazioni, Murphy ammicca fastidiosamente al "defunto" Bowie, urla a vuoto e sembra la caricatura di se stesso. Ad eccezione delle ascoltabili (e nulla più) Endless summer of the damned e Mirror remains, cosa dobbiamo pensare dinanzi all'artificiosità grossolana di Undone, ai ridicoli fischiettii di Black stone heart, alle oscure evanescenze di The dog's a vapour o al misticismo spicciolo di Saved Zikir? che i Bauhaus hanno perso quella coerenza e credibilità posseduta lungo tutta la propria vita artistica.
    E non ci sarà più occasione per riscattarsi da un materiale così scadente, perchè l'aspetto grottesco del loro ritorno prevedeva Go Away White come testamento definitivo della carriera, dopodichè c'era la sparizione immediata dalle scene e l'abbandono ai concerti. Almeno un giorno ce lo spiegheranno a cosa è servito questo disco?
     
    bauhaus    
    March 04

    CAOS CALMO

    Pietro Paladini è un tranquillo dirigente televisivo, ha perso sua moglie dopo aver salvato una donna in mare, non accusa il dolore della perdita perchè si trova davanti alla decisione più autonoma ed inusuale che potesse prendere in quel periodo: aspettare ogni giorno la figlia Claudia, seduto sulla panchina del parco finchè non esce da scuola. Nemmeno gli impegni di lavoro lo distolgono da questa nuova attività quotidiana, solo in apparenza monotona. Il suo è un gesto simbolico, che cerca di fare i conti con le incertezze del presente e d'avere maggior controllo personale su quei momenti della vita che sembrano sfuggirci di mano. Pietro si fa gli elenchi a memoria dei viaggi in aereo, delle case dove ha abitato, dei luoghi dove non vorrebbe tornare mai più (compresa quella Roccamare dove avverrà uno scambio decisivo, accompagnato dal silenzio), vede sfilare dalla panchina dei passanti abituali (il ragazzino down che saluta al richiamo degli antifurti, Kasia Smutniak che porta a spasso il suo sambernardo) e si chiede se Claudia non soffre mai per la madre semplicemente perchè è lui che non soffre abbastanza. A giudicare da questa trasposizione cinematografica, Caos Calmo rende efficacemente lo stato d'animo del protagonista, che vuole solo la fiducia e il bene della figlia in quel luogo d'incontro all'aperto, nell'attesa di concretizzare le sue già ricche posizioni aziendali con l'accordo tra due importanti pay-tv straniere. Diretto con mano sicura da Antonello Grimaldi e recitato benissimo dall'eterogeneo cast, dove spiccano il carisma di Nanni Moretti, generosamente calato nei dubbi di Pietro (fa tenerezza vederlo accanto alla piccola Blu Yoshimi); la bravura di Alessandro Gassman, preciso nel ruolo del fratello Carlo per quanto sia distante il suo personaggio da Pietro; una nevrotica Valeria Golino e un Silvio Orlando come sempre impagabile. Per l'essenzialità del racconto e il sensibile apporto degli attori, merita almeno una visione. 
     
    Non sto seduto tutto il giorno, mi muovo...
     
    (29/2/08)
     
    caoscalmo