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November 30 STOP MAKING SENSEQuando si parla dei Talking Heads sono il primo a non essere obiettivo, visto che figurano tra i miei 3 gruppi preferiti. Ma anche per chi non conosce la loro musica, questo film può tranquillamente vederlo come un evento Cine-Rock imperdibile. Grazie soprattutto alla forza espressiva delle Teste Parlanti, Jonathan Demme dirige forse il più bel film musicale mai realizzato. Girato nel dicembre 1983 al Pantages Theatre di Hollywood, Stop Making Sense è un'esperienza davvero coinvolgente, un documentario Live dove spettacolo musicale e arte scenica si fondono in maniera sublime. Il repertorio del gruppo abbraccia un pò tutta la discografia era '77-'83, con occhio di riguardo al long-playing dell'epoca (Speaking In Tongues) e alla diversa impostazione dei brani noti (Psychokiller, Heaven, Life during wartime, Take me to the river). David Byrne si muove come una marionetta di gomma, esagitata, sconnessa, presentandosi con uno stereo portatile e beat acustici, spuntando con giacca e pantaloni dalle misure ben più larghe delle sue, intento ad inciampare su se stesso e ad adagiarsi su movimenti meccanici, a giocare sull'abat-jour e a ballare come in un rito alieno, corridore e occhialuto, laccato e gonfiato dagli indumenti. Se il leader si conferma autore di performance stralunate, il resto della band lo accompagna con dinamico affiatamento e perfezionismo travolgente. Un palcoscenico che si forma canzone dopo canzone, una coreografia virtuale e suggestiva e la macchina da presa che indugia con passo gradule sulle sagome presenti (deliziosa Tina Weymouth e pressochè perfetta la sintonia tra Jerry Harrison, Chris Frantz e i session-man di colore, cui spiccano Bernie Worrell e Alex Weir). Da vedere.
Tracklist dello show: Psychokiller. Heaven. Thank you for sending me an angel. Found a job. Slippery people. Burning down the house. Life during wartime. Making flippy-floppy. Swamp. What a day that was. This must be the place (naive melody). Once in a lifetime. Genius of love. Girlfriend is better. Take me to the river. Crosseyed and painless.
This ain't no party, this ain't no disco, this ain't no fooling around, no time for dancing or lovey dovey, I ain't got time for that now
November 14 I MIEI 100 DISCHI PREFERITIDopo i 100 dischi che "durano nel tempo" di Rockstar, i 500 dischi fondamentali de Il Mucchio Selvaggio, i 500 dischi di Rolling Stone, i 1001 dischi imperdibili, i 50 dischi definitivi e il recente sondaggio, ancora di Rockstar, sui 100 classici (o presunti tali) più votati, anche io voglio rilasciare la mia lista preferita. Sono soprattutto questi titoli ad aver reso forte in me la passione per la musica, anche se ce ne sono tantissimi altri che amo e vorrei segnalare.
Ma ora è meglio sceglierne 100, raggruppati in ordine alfabetico e tutte alla pari (italiani esclusi).
Album che ascolterei 24 volte al giorno senza stancarmi...
November 09 TUTTI DEFUNTI TRANNE I MORTISabato scorso è ritornato Daniele Luttazzi in tv, dopo essere stato allontanato dallo Psiconano ben 5 anni fa con il suo "editto bulgaro". E' ritornato su La7 con un boccaccesco monologo sulle cronache nere di politica e religione, ovvero "fatemi dire in un'ora tutto quello che non ho detto in un lustro", e così ha fatto. Presentandosi alla grande e facendo opportunamente riflettere. Per uno che ritorna, ce n'è uno che muore. Enzo Biagi, giornalista dei fatti e al di sopra delle parti politiche, vittima anch'egli dell'"editto bulgaro", ha avuto almeno la soddisfazione di congedarsi quest'anno in video con Rt, Rotocalco Televisivo. Ma parafrasando per una volta il vecchio Walter, meritava più rispetto. Lunedì invece è morto Nils Liedholm, il più grande allenatore nella storia della Roma, l'allenatore del secondo scudetto, l'allenatore dei grandi campioni, uno dei primi in Italia ad adottare la difesa a zona. Ed è ancora più triste andarsene proprio con il ricordo di questa squadra illusoria creata da Spalletti, che va avanti a colpi di tacco e gol falliti... November 03 NELL'ARCOBALENO DEI RADIOHEADNe hanno parlato tutti e a questo punto mancavo solo io.
Chi è abbastanza informato, sa che i Radiohead si sono impegnati a sfidare ancora una volta le regole del mercato, pubblicando un nuovo disco via internet dopo che l'attesa sfibrante pareva essere oramai allungata al prossimo anno. La novità risiede nell'offerta che il gruppo inglese propone agli ascoltatori, e cioè scaricare l'album al prezzo preferito dal compratore. Un metodo assolutamente democratico nel far decidere l'acquisto, un'idea intelligente di marketing virtuale e anche il modo più consono per curiosare attraverso le ultime elaborazioni dei Radiohead. In Rainbows, è il degno coronamento di una carriera avviata verso la storia già dieci anni or sono con OK Computer, un arcobaleno a più facce che si colora dei suoni già sperimentati dal gruppo, ma dotati d'una scrittura più compatta e matura del passato. Tanto da andare a rivedere i miei vecchi giudizi su Hail To The Thief e sul lavoro solista di Thom Yorke, che ne escono quasi ridimensionati alla prova del tempo. Dalle recensioni più disparate di In Rainbows, emergono opinioni discordanti (e quando mai) sul fatto che i Radiohead non abbiano voluto apporre nessuna rivoluzione simil-Kid A e c'è chi lo considera un capolavoro, chi un lavoro degno, chi una mezza delusione, lontana anni luce dall'intoccabile trittico '97-'01, e chi afferma che non aggiunge nulla di nuovo. E' vero, non aggiunge nulla di nuovo In Rainbows, eppure ci sono dentro 10 canzoni ispirate e semplicemente "creative". Un disco più intimo del solito che perfeziona l'esperienza dell'Eraser di Thom Yorke, la conferma (se mai ce ne fosse bisogno) del talento originale e prezioso dei Radiohead attraverso 43 minuti intriganti, pieni, memorabili. Rimangono impresse soprattutto la furia strozzata di Bodysnatchers, l'eterea malinconia di Nude, il dolce sogno di Weird Fishes/Arpeggi, il crescendo abbagliante di All I Need, la raffinata Reckoner, la melodia graziosa di House Of Cards e la commovente Videotape. Con Thom Yorke che trasmette ancora miracoli con la sua voce e un gruppo definitivamente sicuro delle proprie intenzioni. Bastano anche 4-5 brani dalla bellezza contagiosa per acquistare In Rainbows (l'uscita nei negozi è prevista verso natale) e loro non devono dimostrare più nulla.
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