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    October 29

    I MIEI 30 FILM PREFERITI-secondo anno

    ·       ARANCIA MECCANICA (Stanley Kubrick)

    ·       PSYCO (Alfred Hitchcock)

    ·       TEMPI MODERNI (Charlie Chaplin)

    ·       LA CONVERSAZIONE (Francis F. Coppola)

    ·       TORO SCATENATO (Martin Scorsese)

    ·       CHINATOWN (Roman Polanski)

    ·       IL POSTO DELLE FRAGOLE (Ingmar Bergman)

    ·       VIALE DEL TRAMONTO (Billy Wilder)

    ·       THE ELEPHANT MAN (David Lynch)

    ·       PICNIC AD HANGING ROCK (Peter Weir)

    ·       I DUELLANTI (Ridley Scott)

    ·       IL FANTASMA DEL PALCOSCENICO (Brian De Palma)

    ·       BRAZIL (Terry Gilliam)

    ·       SENTIERI SELVAGGI (John Ford)

    ·       IL CACCIATORE (Michael Cimino)

    ·       ED WOOD (Tim Burton)

    ·       UN MONDO PERFETTO (Clint Eastwood)

    ·       SOLARIS (Andrej Tarkovskij)

    ·       LA SOTTILE LINEA ROSSA (Terrence Malick)

    ·       DEAD MAN (Jim Jarmush)

    ·       IL PETROLIERE (Paul T. Anderson)

    ·       A HISTORY OF VIOLENCE (David Cronenberg)

    ·       NON E’ UN PAESE PER VECCHI (Joel & Ethan Coen)

    ·       LA PASSIONE DI GIOVANNA D’ARCO (Carl T. Dreyer)

    ·       DISTRETTO 13: LE BRIGATE DELLA MORTE (John Carpenter)

    ·       L’UOMO INVISIBILE (James Whale)

    ·       IL MATTATORE DI HOLLYWOOD (Jerry Lewis)

    ·       AGENTE 007: DALLA RUSSIA CON AMORE (Terence Young)

    ·       DUEL (Steven Spielberg)

    ·       LEGAMI! (Pedro Almodovar)

    October 24

    CANZONI (TUTT'ALTRO CHE) POPOLARI

    Eclettici, deliziosi, inconfondibili, sorprendenti. Sono questi gli aggettivi che meglio definiscono Ira Kaplan, Georgia Hubley e James McNew, vecchie conoscenze dell'indie-rock americano e acuti esibitori di una cifra sonora in costante evoluzione. Quando si parla degli Yo La Tengo occorrerebbe un ripasso immediato di questa pregevole e infallibile carriera, specie dei capolavori I Can Hear The Heart Beating As One (1997) e And Then Nothing Turned Itself Inside-Out (2000). A distanza di tre anni, anche l'ottimo I Am Not Afraid Of You And I Will Beat Your Ass pareva aver dato tutto in termini creativi, ma è evidente che gli Yo La Tengo non vogliono finire di stupirci con la loro miracolosa maturità da veterani. Ecco quindi le Popular Songs concepite secondo rielaborazioni proprie di linguaggi musicali diversi, esposti nella consueta forma naturale e malleabile di cui la band è maestra. Si tratta, in definitiva, del nuovo concentrato superbo di ciò che sono stati (e sono ancora) gli Yo La Tengo; a partire della psichedelia liquida e sinfonica di Here to fall e via proseguendo con gioielli Pop dall'armonioso gusto retrò (Avalon or someone very similar, If it's true), evocative brume elettroniche (la splendida By two's), ballabili altalene garage-rock (Nothing to hide, sulla scia del penultimo lavoro), morbidi accenti crepuscolari (I'm on my way, All your secrets), fino ad arrivare alle tre suite poste in coda alla scaletta: More stars than there are in heaven è un'emotiva ballata dal pathos quasi shoegaze, mentre le dilatazioni ambient-rock di The fireside fungono da preludio minimalista alla travolgente carica noise di And the glitter is gone, quindici minuti e passa d'elettricità liberatoria e goduriosa. Ormai risulta scontato aggiungere come il trio di Hoboken sia davvero incapace di produrre dischi, neanche brutti, ma meno che buoni. Un gruppo così, dopo oltre vent'anni sulle scene, merita solo ammirazione e rispetto.
     
     
    October 17

    BASTARDI SENZA GLORIA

    C’era una volta nella Francia occupata dai nazisti… un colonnello delle SS chiamato Hans Landa, che visita il contadino LaPadite per mantener fede al suo soprannome di Cacciatore d’Ebrei e, dopo una scrupolosa chiacchierata dinanzi fascicoli investigativi, pipe sbilanciate e latte richiesto, scoprirà il rifugio dei perseguitati ma si lascia sfuggire l’unica sopravvissuta, la giovane Shosanna Dreyfus. Un incipit esaltante quello di Inglourious Basterds, nuovo capolavoro di Quentin Tarantino che scompagina le carte della Storia secondo i dettami non conformi dei suoi personaggi; un’anarchica pellicola di guerra che rielabora il war movie e assume altra forma nelle mani d’un regista forse mai così maturo ed ambizioso. Ispirato solo vagamente a Quel Maledetto Treno Blindato di Enzo G. Castellari, il film è suddiviso (un po’ come Kill Bill) in cinque capitoli riguardanti i diversi aspetti di una vendetta da compiere con la massima ferocia ed eccitazione.

    C’è il tenente Aldo Raine (interpretato dal magistrale Brad Pitt) che recluta una squadra d’ebrei americani, ordinando loro di scalpare almeno cento nazisti e incidere svastiche sulla fronte a chi rinnegherà l’uniforme una volta liberato.

    C’è la fuggitiva ebrea Shosanna, che sotto falso nome diventa proprietaria di un cinema parigino e vuole ordire un piano contro l’alto potere del Reich, riunito per l’anteprima del film propagandistico Orgoglio Della Nazione.

    C’è la diva tedesca Bridget von Hammersmark, che allo stesso tempo è una spia antinazista alleata con gli inglesi e i Bastardi di Raine. Compaiono anche le figure storiche di Goebbels e Hitler ma rievocati in maniera molto libera, specie quest’ultimo è degno della performance caricaturale di Chaplin ne Il Grande Dittatore. Tarantino consolida ulteriormente la sua maestria nella direzione degli attori (stavolta ci fa scoprire l’indimenticabile volto di Christoph Waltz, meritatissimo vincitore della Palma d’Oro a Cannes) e alterna dialoghi astuti a frenetiche esplosioni di violenza, rendendo l'insieme con esemplare sfoggio di primi piani: si veda la straordinaria parte, tutta in tempo reale, ambientata nella taverna francese per farsi un’idea della potenza espressiva del cineasta americano. Nessuna logica da B-movie, nessun citazionismo, nessun divertissement alla Kill Bill o alla Grindhouse (che in confronto possono essere (ri)viste soltanto come opere di transizione); Bastardi Senza Gloria è semplicemente grande cinema tarantiniano, quello che sa spaziare fra storie e generi diversi grazie ai geniali tocchi di stile tipici dell’autore, capace di consegnare queste due ore e mezza abbondanti a futura memoria cinefila. 

     

    Sai che ti dico Utivich? penso che questo potrebbe essere il mio capolavoro