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    October 26

    INLAND EMPIRE

    Non un film, ma un'esperienza visiva dentro l'odissea mentale di David Lynch. Nemmeno un film-nel-film, ma tante visioni inconciliabili dentro tanti mondi paralleli. Lontani ricordi di sceneggiatura vengono sintetizzati in queste poche frasi: La storia di un mistero. Un mistero di un mondo all'interno di altri mondi. Che si svela intorno a una donna. Una donna innamorata e in pericolo. Non c'è nulla da comprendere o rivelare, basta solo inseguire le vie dell'inconscio per trovarsi di fronte a tali simbologie oscure, dove realtà e sogno si intrecciano fino alla completa manipolazione e le vicende dei vari personaggi assumono i connotati di una discesa indecifrabile nell'impero della visionarietà. Come un quadro di Escher, tutto sembra disperdersi e confondersi quanto allo stesso tempo tutto è incastrato alla perfezione, proprio quando si scopre d'avere a che fare con un labirintico enigma senza uscita. INLAND EMPIRE è un'opera totale che distrugge il cinema e lo ricompone in una forma astratta, attraverso tre ore che trascendono il tempo e tengono sbarrati gli occhi riempiendoli di uno sguardo insieme lucido e folle, sublime e grottesco, drammatico e comico, noir e metafisico (anche qui sta la grandezza di Lynch). Una donna innamorata e in pericolo che sarebbe l'attrice Nikki Grace (una mostruosa Laura Dern), chiamata dal regista Kingsley Stewart per interpretare la protagonista de Il Buio Cielo Del Domani, remake derivato da una "leggenda zingara", un film che non fu possibile terminare per l'uccisione degli attori principali. Nikki rimane affascinata dal co-protagonista Devon, indotta da un tradimento che avrà delle conseguenze terribili e imprigionata nella casa sul set.  
    Da qui, il definitivo ritorno alle Strade Perdute della mente: un disco che gira in b/n, la ragazza isolata in albergo e schiava della Tv, l'inquietante sit-com recitata dai conigli, la vicina premonitrice, le camminate nei corridoi scuri, le lettere Axxon n., la donna del cacciavite, misteriose puttane che improvvisano balletti, la sigaretta nella seta, uno psicanalista (?) che ascolta immobile i racconti deliranti di una donna sdoppiata, improvvise scene polacche, l'uomo della lampadina rossa, una macchia di ketchup che sotto sotto nasconde sangue, la corsa del clown, "il cavallo alla sorgente", i dialoghi ridicoli tra due barbone di Los Angeles, una maschera deforme e raggelante (tra le scene più spaventose che abbia mai visto), la stanza 47, un meraviglioso bacio lesbico che scompare e libera.
    INLAND EMPIRE è una sarabanda d'allucinazioni che mette a dura interpretazione qualsiasi spettatore e, con grande cura espressionista dei colori digitali, inventa un nuovo modo di concepire il cinema e rinnova le ossessioni ancestrali del genio Lynch.
     
    Quando guardavo le cose attorno a me e io che stavo lì nel mezzo, le guardavo come nel buio di un teatro prima che la scena si illumini
     
    inlandempire

    PIU' FORTE DI TUTTO

    Per una volta il destino ha fatto giustizia. Giustizia alla Ferrari, che domenica 21 ha trionfato meritatamente col titolo piloti a Kimi Raikkonen, vincitore per la prima volta dopo 6 anni di presenze e vittorie in Formula 1. Se la prendono nel culo gli uomini della McLaren, in primis quel simpaticone di Ron Dennis, che dopo ignobili scorrettezze ai danni dei ferraristi, hanno continuato a lottare per un titolo da vincitori senza essere squalificati né puniti (mondiale costruttori a parte). E qui sono entrati in gioco i poteri forti, affinchè la McLaren venisse graziata da una spy story che non ha avuto precedenti nella F1; gli incompetenti giudici della FIA, hanno cercato d'insabbiare la vicenda affermando che non esistono prove (oltre alla solita questione dei soldi e degli sponsor), quando perfino sul loro sito erano apparsi documenti segretissimi sulla Ferrari, poi utilizzati dalla McLaren per agevolarsi prestazioni e strategie. Non solo. Hanno fatto di tutto per far vincere il mondiale a Lewis Hamilton, che pur essendo debuttante e inesperto, è stato favorito da una macchina di colpo affidabile (chissà perchè...) e da un Bernie Ecclestone a senso unico. Senza scordare le volte in cui riusciva ad ottenere punti, dopo essere uscito fuori pista o dopo aver scampato a penalizzazioni sicure. Alla faccia di Fernando Alonso, che pensava di vincere facile con la McLaren.
    Soltanto un mese fa, pensavo che lo strapotere (antisportivo) della scuderia inglese fosse imbattibile, ma proprio all'ultima gara le cose sono andate nella maniera più giusta: Hamilton esce subito fuori e rallenta fino a diventare ultimo, scala molte posizioni ma non riesce ad andare oltre il 7° posto, Alonso si accontenta del 3° posto e Raikkonen diventa campione. Onore anche a Massa, che si è dimostrato un ottimo comprimario e ha coperto le speranze del finlandese. Un mondiale apertamente meritato da Kimi, che senza dar fastidio a nessuno ha inseguito questo titolo con freddezza e audacia, riscattando i torti subiti da Maranello. Eppure domenica sera, tanto per sospendere i festeggiamenti della Ferrari, hanno cercato ancora una volta di fare i furbi e portare Hamilton sul carro del vincitore. Tre vetture accusate per una temperatura bassa di benzina (assolutamente normale se si corre in Brasile), hanno rischiato un'assurda penalizzazione dei punti che avrebbe rimesso in gioco la classifica piloti. Questo perchè erano due BMW e una Williams arrivate fra il 4° e il 6° posto, Hamilton avrebbe recuperato le 3 posizioni necessarie per conquistare i punti a tavolino... e invece non è successo niente. In piena notte arriva l'annuncio del non provvedimento dei giudici, e tutto torna alla normalità. In pratica uno scherzo di cattivo gusto per Raikkonen, un divertissement che non ha divertito nessuno, compresi Alonso ed Hamilton. Così quelli della McLaren la prendono nel culo due volte, senza nemmeno complimentarsi con la Ferrari. Non contento, Dennis vorrebbe presentare ricorso per la decisione dei giudici perchè lui, proprio lui, è stato danneggiato...
    October 15

    BUGIARDI ALL'OPERA

    Dopo oltre un anno sono tornati i Liars, il trio delle meraviglie scomposte di New York, pronti a sorprenderci ancora con un disco omonimo e intenti "d'autore". Solo che d'autore non vi è proprio nulla nella loro musica, anche quando certi arrangiamenti si bagnano di invitanti certezze o le visioni emanate cadono spesso in territori ben identificabili. Un gruppo deviato e sovversivo, alla ricerca di soluzioni sempre nuove in ogni lavoro, esposte con la tipica arguzia del collettivo che innova l'esaltante verbo Alternative, trasferendovi una personale carica oscura ed ossessiva. Nella folle vena di Angus Andrew e soci, convergono soprattutto avanguardia No Wave ed elettronica moderna, sottoposti a vocalizzi dalla temibile intensità. Liars è un disco malato, catartico, fluido e affascinante, meno allucinogeno del precedente Drum's Not Dead ma dallo stile più vario ed equilibrato; la mutazione messa in atto nel quarto album dei Bugiardi, avviene all'ombra di fantasmi informi, ondate di scariche noise, fragori sintetici e ritmi drogati, prima della completa stratificazione delle strutture sonore. Una scaletta in discesa con l'allarmante Plaster casts of everything, il motivetto strambo di Houseclouds, la disturbata Leather prowler, i rituali macabri di What would they know e The dumb in the rain, l'altalena Hard di Cycle time, il magico ritorno dei Jesus & Mary Chain in Pure unevil e il groove sfigurato di Clear island. In questi 11 brani sembra quasi d'ascoltare 11 gruppi diversi. Infatti se Drum's Not Dead era una sinfonia alienante, Liars è una creatura eclettica in grado di farsi ricordare più a lungo. Menzione d'onore per la conclusiva Protection, splendida ballata elettronica, che messa lì alla fine acquista senso ancor più speciale. Il senso di 39 minuti straordinari.
     
    liars

    NESSUN GRAZIE

    Quando devono trovare qualcuno disposto ad interpretare la parte del fesso, sanno già chi chiamare. Poi è inutile inventare scuse o chiedere aiuti raffazzonati, l'importante è che ti trattano da estraneo. Altro che tamburi, vessilli, scarpe, cinte, frecce o scudi. Non conti niente, sei lì soltanto per fare la bella statuina dell'anno, farti guardare ed essere ripreso nei momenti peggiori, andare avanti e indietro senza che hai il tempo di chiederti cosa stai facendo in quella sfilata d'approfittatori, manco fosse il Palio di Siena. Eppure ieri l'ho passata così, tra disagio e incertezza. Mai più.
    October 09

    VAFFANCULO E ALTRE STORIE

    Beppe Grillo ha avuto il merito, nell'ultimo mese, di far trasmettere tutta la sua legittima rabbia nelle idee di molte persone, compreso il sottoscritto. Eppure, il giorno dei Vaffanculisti non è servito quasi a nulla, se non a stimolare l'informazione mediatica più ignorante e superficiale, capace di bollare Grillo come populista becero e istigatore della violenza. Come volevasi dimostrare, la politica italiana è talmente invischiata nei suoi affari loschi che nemmeno lo ascoltano il Grillo parlante, tutti impegnati a scorazzare tranquilli sulle Auto Blu, a prendersi gli stipendi e le pensioni da nababbo, a cazzeggiare sui loro porci e inutili comodi, a declamare e improvvisare per l'eternità con le solite promesse non mantenute, a liquidare critiche e contraddittori con l'adeguata classe da arroganti che si sono ritagliati. Quindi, le prediche di Beppe rimarranno sempre nel deserto se quest'Italia continuerà ad andare avanti con i suoi partiti berlusconizzati e democristiani, liberali e finto-democratici. Almeno però, ci ha provato. Sennò perchè tutti a dargli addosso dopo quella manifestazione (che è di tutti, non solo dei delusi dalla sinistra)? Un modo liberatorio come non mai di dire basta, toccando un cancro sociale oramai sul lastrico che genera vera anti-politica, senza temere l'intervento di censure preventive. Il coraggio di mandare affanculo i Prodi, i Berlusconi, i Bossi, i Borghezio, i Mastella, i Gentiloni e i Previti con la faccia tosta del cittadino tradito, dovrebbe essere un diritto ben espresso già da tempo e invece anche lo smascheramento di un malessere incurabile, diventa il terreno ideale per demonizzare chiunque cerchi il cambiamento o chiunque voglia mandare a calci in culo questi politici venduti, preoccupati solo perchè sono in gioco i loro sporchi interessi. Ecco perchè Grillo è così scomodo e fa male, ecco perchè viene ripudiato dai benpensanti, ecco perchè non accetta mai confronti in Tv (grazie a dio), ecco perchè è destinato a rimanere quasi isolato dalle sue stesse idee. Non cambierà mai nulla, anche se sono stati toccati molti nervi scoperti, e questo dovrebbe far riflettere ancora di più.
    Tornando alla musica, c'è una notizia a dir poco impossibile che lo scorso mese ho accolto come una burla: Jon Spencer e ripeto Jon Spencer, non uno qualunque, ha accettato di duettare nel prossimo album di Eros Ramazzotti, chiamato forse in un momento altamente lisergico. Sarà andata così ma adesso cosa sentiremo, Ramazzotti che si dà al Punk-Blues? lui che prende il posto nella band di Spencer, ribattezzandola Ramazzotti Blues Explosion? in confronto, il duetto tra Miguel Bosè e Michael Stipe sembrava azzeccato.
    Proprio vero che nella vita può succedere di tutto. Come può succedere che Dida cadi tramortito dal buffettino di un tifoso invasore e si faccia sostituire in barella fingendosi quasi moribondo. E con Galliani che come al solito s'incazza come un bambino, se in Tv gli si fanno domande ingenerose sul suo portiere.
    Come può succedere che la Roma in ogni partita crei tante occasioni e non sappia metterla dentro, pareggiando due partite già vinte (con Juve e Fiorentina), perdendone una in maniera disgraziata (con l'Inter) e perdendone un'altra senza motivo (col Manchester).
    E intanto la Juventus continua a collezionare punti con i gol irregolari.

    UN CAPOLAVORO ROVINATO

    L'altro giorno ascoltavo Tago Mago dei Can per la seconda volta, dopo che mesi fa mi aveva già colpito abbastanza. Una pietra miliare del Rock, il manifesto del Kraut-Rock, la summa della sperimentazione tedesca, un'opera avanguardistica e bla bla bla. Dopo le prime quattro canzoni ho pensato: questo disco è strepitoso, quasi quasi ci faccio un articolo sul Corriere. Non sarà così.
    La traccia 6 chiamata Peking O, ha avuto l'onore di rovinare tutto. Immaginate una festa di compleanno in un manicomio, con l'esibizione epilettica di un pagliaccio giapponese che biascica scioglilingua psicotici, una drum machine suonata dall'autostoppista di Non Aprite Quella Porta, un ballo collettivo guidato dal personaggio di Adrien Brody in The Village e tutto il resto cantato (e suonato) da un concorrente della "Corrida". A me ha fatto quest'impressione sconcertante. L'impressione di un pessimo esperimento, un delirio inutile, una provocazione senza senso, una bravata fin troppo eccessiva e disturbante che farebbe saltare i nervi anche ai Gremlins. Talmente fuori di testa che per me sta diventando un'ossessione involontaria.
    Si, sarà volutamente così, ma a cosa serviva Peking O in un disco del genere se non a rovinarlo e deturparlo? e poi che cazzo c'avranno trovato i Residents di così speciale, tanto da considerarla la miglior canzone di tutti i tempi?! a questo punto, molto meglio la follia lucida e dissacrante di Meet the Residents, altro disco strepitoso. Io la "salsa suonata dagli psicopatici" e le scoreggie vocali di Damo Suzuki, non riesco proprio a mandarle giù. E pensare che sono uno che adora il caos dissoluto di Beefheart, dei Pere Ubu, del Pop Group, degli Stooges, dei Velvet Underground, dei Suicide, di Zappa... 
    Quello che non adoro sono certe stonature inascoltabili come Peking O.
    Comunque, Tago Mago dei Can è un capolavoro per 3/4. Per 1/4 no.