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The Diamond SeaJuly 03 E' "L'ALBUM" DEGLI WILCO?A due anni dalla sopravvalutata parentesi pastorale di Sky Blue Sky, la band di Jeff Tweedy si ripresenta con quest’album esplicitamente omonimo che vorrebbe fungere da corretto manifesto programmatico, dopo una carriera colma d’emozioni e meraviglie sempre diverse. Se cinque anni fa si rimaneva rapiti dall’eterna bellezza di Muzzle of bees, Handshake drugs o Wishful thinking, ora dovremmo accontentarci dei rassicuranti connotati easy listening di You never know, Country disappeared (un titolo a dir poco inequivocabile) e I’ll fight. Tutto ciò per dire che Wilco (The Album) non aggiunge né toglie nulla di quanto loro abbiano già espresso da Being There fino all’imponente A Ghost Is Born, pur risultando il lavoro più solare e disimpegnato dai tempi di Summerteeth ma senza, ahimè, la medesima originalità ispirativa. Eppure, le iniziali battute facevano intendere un concreto ritorno alle origini attraverso gli slanci maturi di chi non deve esporre alcuna ambizione: l’incipit di Wilco (the song) è pressoché identico alla bellissima Can’t stand it del ’99, ma possiede quel leggero equilibrio d’armonie che permette al brano di apparire spensierato al punto giusto. E dinanzi una splendida ballata come One wing viene quasi spontaneo gridare al miracolo, diventando partecipi d'un prodigioso incanto nello stile dei migliori Wilco; tra le più belle canzoni dell’anno già da adesso. Poi c’è l’occasionale ritorno alle sottili inquietudini ed agli pseudorumorismi conclusivi in Bull black nova, comunque filtrate dalla contenuta vivacità del dopo-O’ Rourke. Il duetto con Feist nella romantica You and I, risulta piacevole e consigliato a chi vuol dedicare una buona serenata al proprio amore. Nel resto della trackilst, fatta forse eccezione per i raccoglimenti acustici di Solitaire, mancano quei sussulti che era lecito aspettarsi da Tweedy e soci. Ora sembrano voler proseguire a colpi di classic-rock diligente e nostalgico. Quindi, alla domanda dell’intervento non possiamo che rispondere: assolutamente no, non è “l’album” degli Wilco. È un lavoro comunque discreto, di certo migliore se l’intero livello qualitativo fosse stato simile alla prima parte. Tanto gli elogi unanimi della critica (e degli appassionati) non tardano mai a farsi vivi…
June 29 DEAD MANPartito da Cleveland per arrivare dritto all'inferno. Il viaggio in treno del giovane William Blake (non colui che scriveva poesie) sembra interminabile nei suoi sospesi attraversamenti dell'estrema frontiera americana; nello scompartimento non gli viene rivolta una parola, ma quando vicino a lui si siede il macchinista con la faccia di carbone il senso della futura vicenda appare già chiaro eppure così oscuro. L'arrivo nella cittadina di Machine è attorniata di teschi e mucchi d'ossa, come a voler presto indirizzare Blake circa quella sua morte presagita dal macchinista. Egli deve solo essere assunto dalle officine Dickinson, ma il vecchio direttore gli dice subito che l'unico lavoro possibile è fare da concime per le margherite. E col fucile piantato contro, se ne va tra le stupide risate dei dipendenti. Dopo aver trascorso del tempo con una donna che ama i fiori di carta, Blake si trova ad uccidere il figlio del signor Dickinson, compagno della ragazza (a sua volta freddata da quest'ultimo). Ferito e costretto alla fuga, William Blake è ora divenuto un inconsapevole fuorilegge vagante fra boschi e montagne, sulle cui tracce si mettono tre killer assoldati proprio dal signor Dickinson. Durante la frammentata ricerca di pace interiore, Blake si fa guidare da un mistico pellerossa chiamato Nessuno (che davvero crederà di trovarsi con il defunto poeta inglese) fino al comparire della barca diretta verso totem metafisici e inesplorati destini. Nel suo esemplare bianco e nero ipnotico, Dead Man è puro impressionismo visivo dai sentieri sperduti, un Western destrutturato e allucinatorio che rende ancor più grande il cinema underground di Jim Jarmush. Una delle principali caratteristiche del film, quasi difficile da descrivere, è la serie d'illimitate dissolvenze fra una scena e l'altra, come rivestite di un'entità onirica e sfuggente per cui non si può non esser attratti. Seppur avvolto da una cappa straniante e oppiacea, ogni cosa è memorabile in Dead Man: dal cast d'assoluto prestigio (che tra gli altri annovera un Johnny Depp semplicemente in parte, Robert Mitchum al suo ultimo grande ruolo e la bizzarra coppia di pistoleri composta dagli impagabili Lance Henriksen e Michael Wincott) alle situazioni inafferrate e ai personaggi grotteschi (su tutti, Iggy Pop conciato da nonnetta mentre cucina fagioli e Alfred Molina nei panni del religioso droghiere senza scrupoli), dal parossismo farsesco e ai dialoghi umoristici (a Blake viene continuamente chiesto del tabacco, ma lui non fuma) alla colonna sonora affidata alle schitarrate lunari e psichedeliche di Neil Young. Un Cult prezioso.
Guarda fuori dal finestrino. Non ti torna alla memoria di quando eri nella barca? E di quando quella notte eri disteso, lo sguardo rivolto al cielo, e l'acqua di cui ti ricordavi non era poi così diversa dal paesaggio... Tu ti chiedesti: "Come mai il paesaggio si sta muovendo ma la barca è ferma?" E ancora... Da dove vieni tu?
L'ICONA TRAGICAGiovedì pomeriggio mi trovavo a Roma quando, poco prima di prendere il treno del ritorno, uscii da una Ricordi Feltrinelli dopo che la vista mi cadde involontariamente sulla copertina di Dangerous. Solo un attimo in lontananza, con quegli occhi che pare volessero mostrarsi un'ultima volta prima di lasciare il passo all'eternità. Mentre quella sera apprendevo la notizia quasi certa della morte di Michael Jackson, la mia parte intimamente connessa all'infanzia è tramontata in maniera definitiva. Michael lo consideravo un Dio fin quando ho avuto dieci anni, dopodichè iniziai a schifarlo e irriderlo con piacere, soprattutto per i problemi e le stranezze di varia natura che accumulava nell'ultimo decennio. Ma guardando solo ai fatti e non alle vicende personali, l'ho sempre visto come mito. Lui stesso già ne era consapevole che quelle doti innate (il ballo, i videoclip rivoluzionari, il fenomeno di massa e l'innegabile talento musicale nei primi tre album) le avrebbe pagate care a nemmeno 51 anni. June 22 WAX THE NIPSono passati dieci anni da quando conobbi Aphex Twin con Windowlicker, il lungo e inquietante videoclip di Chris Cunningham che operava un'originale parodia mostruosa degli stereotipi Hip-Hop, tra fanciulle afroamericane trasformate col ghigno inconfondibile dell'artista irlandese (qui nelle vesti di ballerino seduttore munito d'ombrello magico) e una lunghissima limousine avviata verso gli assolati scenari di Los Angeles, dove due uomini cercano d'aver fortuna assistendo ai balli coreografici di silhouette femminili finchè non scoprono che di bellezze "freak" si tratta. All'epoca rimasi addirittura impaurito dopo nemmeno averlo visto tutto e dovette passare un pò di tempo prima che lo rividi, giacchè consideravo Aphex Twin soltanto uno spaventoso buffone. Poi guardai pure Come To Daddy, video assai più plumbeo e demoniaco, e pian piano presi il personaggio di Richard D. James con maggior simpatia. E non da molto ho iniziato ad ascoltare la sua musica, rendendomi subito conto di trovarmi davanti un genio dell'elettronica e dell'Ambient moderno, capace di tirar fuori quel capolavoro minimalista ma ricco d'inventiva di ...I Care Because You Do. Adesso sì che aspetto qualche sua nuova creazione bizzarra, ma chissà se fra innumerevoli pseudonimi e sparuti concerti abbia deciso di proseguire nell'anonimato... June 18 PER I NOTTAMBULINon sono ancora passati sei mesi e già non vedo l'ora che finisca questo 2009 di merda. O meglio, l'ideale per me sarebbe tornar indietro a quella notte del 31 dicembre e ricominciare tutto da capo. Vorrei aver vissuto diversamente ogni imprevista circostanza andata in pezzi giorno dopo giorno, eliminando parentesi spiacevoli che mi fanno quasi rimpiangere il fatto di non esser più sedicenne. Mai come adesso desidero rivolgermi alle armonie salvifiche delle Neko Case e dei Bill Callahan, ma il buco di società cui vivo tende sempre all'ignoramento dei rimedi intimi e necessari d'ognuno, specie se esistono canzoni che salvano certe giornate dall'oblio. Non si fa che proporre illusioni su illusioni. Ecco perchè, in risposta di queste, voglio solo immaginare ondate di feedback mentre spazzano via tutti i maligni e vanitosi. Chi han avuto modo di ridicolizzarmi da gennaio fino ad oggi, forse non sanno che io continuerò a vivere anche senza le loro esigue coscienze. June 15 TVParlar male del mezzo televisivo sembra ormai equivalere allo sparo su una croce rossa, ma nemmeno posso fare finta di nulla riguardo la programmazione dei palinsesti estivi, già ridicoli e nauseabondi nel periodo autunno-inverno, figuriamoci da qui fino ad agosto. E' evidente che i responsabili di tali decisioni di rete siano individui inetti e ignoranti, privi della necessaria fantasia nel proporre valide disintossicazioni da fottuti reality e talent show. C'è per esempio che un telefilm antiquato come La Signora In Giallo ha, dopo più di vent'anni e la bellezza di 280 omicidi risolti dalla Fletcher in 264 episodi, ancora una fascia oraria compresa tra la tarda mattinata e la pausa pranzo. Non è che uno pretende la messa in onda di The Kingdom, ma almeno un minimo di cambiamento! E quando mi capita d'assistere a quelle serie televisive con eccesso di melassa e puntuale doppiaggio idiota, avverto subito l'orticaria. Proprio come quel magico Doc impersonato da Billy Ray Cyrus che, una volta compreso le sue lezioni di vita sull'accettare gravi malattie e saggi amori verso il prossimo, ci sentiremo cambiati interiormente. Poi qualche settimana fa assistivo per caso all'ultima tappa piovosa del Giro d'Italia e, al momento della caduta di Denis Menchov a un passo dal traguardo, il telecronista Auro Bulbarelli si scatenava in esaltate espressioni sulla scia dell'ineguagliabile teatralità di Guido Meda: pazzesco, sembra un film. Quello che è successo oggi è incredibile, manco fosse accaduto chissà cosa a parte quel colpo di scena senza conseguenze. Ora arriva pure il digitale terrestre e dovrei sentirmi più contento nel poter presto ammirare un Emilio Fede più bello e nitido (come dice la Littizzetto)... June 09 L'ETERNA GIOVENTU'Come si può dir male di un nuovo disco dei Sonic Youth che appare giusto non all'altezza del passato? E' indubbio quanto i sacri furori d'un tempo ora siano pressochè sostituiti col mestiere e una visione stilistica più ordinaria, ma nonostante ciò sopravvivono sempre quei gesti sonori capaci di garantire il climax solido e liberatorio che i quattro, da ineguagliati maestri del Noise-Rock, concepiscono con intatta lucidità. The Eternal possiede un approccio più diretto e meno intrigante dell'ottimo Rather Ripped di tre anni fa, al primo ascolto può anche sembrare monocorde e privo di scintille memorabili; ma per chi è abituato ai loro tipici espedienti melodico-distorsivi, non farà a meno di godersi questi 12 brani dall'ispirazione compatta e ben riposta in termini d'aspettativa. Si comincia subito forte con le accelerazioni concise di Sacred trickster, passando per il saliscendi sessuale di Anti-orgasm (espressa attraverso gli inequivocabili intrecci vocali fra Thurston Moore e Kim Gordon, prima della coda riservata alla stasi strisciante di chitarre liquefatte) e l'orecchiabilità poco aspra e forse troppo risaputa di Antenna, tuttavia migliore delle dediche sbarazzine di Leaky lifeboat (for Gregory Corso) e Thunderclap (for Bobby Pyn). Per il resto, è alquanto difficile resistere alla carica robusta di What we know, ad una febbrile Poison arrow cantata da Moore con deciso tono reediano o alle splendide armonie sospese di Malibu gas station, esibite nel più classico stile Sonic Youth. Il tutto giunge a quasi un'ora complessiva compreso l'epilogo sfumato e affascinante della lunga Massage the history, dove una sensualissima Gordon dà sfoggio di vocalità ipnotiche su ricami strumentali dai tratti desertici. Insomma, per chi non conoscesse ancora la rockband più indipendente del pianeta farebbe meglio a rimediare subito i capolavori degli anni '80 (inutile citarli, basta informarsi un pò su quella discografia). Per tutti gli altri, The Eternal risulterà un apprezzabile tassello da aggiungere nella mitica epopea di un gruppo superiore.
TUTTI PAZZI"Per come la vedo io, sono l'unica alternativa al Premier in Inghilterra. Credo che la Gran Bretagna otterrebbe grandi benefici con un leader fascista." (David Bowie, aprile 1976)
Magari qui in Italia avessimo un esponente prestigioso come il Duca Bianco nella nostra nefasta politica! Escludendo, ovviamente, i deliri ideologici che gli effetti della cocaina destarono su di lui nel periodo pre-berlinese... Invece no, dopo la vittoria annunciatissima del Pdl (per fortuna meno netta di quanto preannunciava il Re d'Italia) e l'assurdo consenso riservato alla Lega Nord del 10,2%, devo ancora sorbirmi la pericolosa arroganza di La Russa che viene fatta spadroneggiare sempre e comunque, soprattutto da Vespa. Ora l'Europa è tutta diventata una forza blu e magari pure quel giovane Radicale di Marco Cappato, dopo le sue rivendicazioni sulla libera informazione nei programmi d'approfondimento elettorale, diventerà un futuro stronzo come Capezzone.
Sarà davvero utile allora il rimedio di una Elioterapia evocata da Blob? Ricordo molto bene quando 13 anni fa una delle mie principali colonne sonore d'infanzia fu Eat The Phikis, ne parlavo a tutti indifferentemente e nemmeno mi accorsi che, nello stesso anno, il Festival di Sanremo l'avessero in realtà vinto loro con la leggendaria Terra dei cachi. E di questo periodo cosa dovrebbe rimanere invece? il grado di popolarità crescente dell'over 20 tra le under 15? le unanime lodi riservate al "genio" Patrick Wolf e al suo Bachelor da 9/10? Prince che esagera più del dovuto, con l'incomprensibile sboronaggine d'accorpare il miglior album dai tempi di The Gold Experience insieme alla sconosciuta Bria Valente e ad un semplice dischettino di Minneapolis Sound? Belen Rodriguez che deve ogni volta sfoggiar le sue volgari doti di puttana in tv, sui giornali, dappertutto? Nel mentre, io mi accontento delle devianti Confessions dei Violent Femmes... May 29 CHI HA UCCISO LAURA PALMER? (TWIN PEAKS-stagione 1)All’alba di un ordinario giorno nel nordovest americano, il volto di Josie Packard che si trucca allo specchio inaugura la serie Tv più geniale e innovativa di tutti i tempi. A partire dal ritrovamento del cadavere imbustato di Laura Palmer, quella piccola cittadina denominata Twin Peaks inizierà a conoscere la superficie oscura che si cela dietro una facciata d’innocenza e tranquillità sempre meno appariscente. Questo grazie all’ingegnosa narrativa dei misteri messa a punto dagli ideatori Mark Frost e David Lynch, sempre scavante nell’indagine psicologica dei protagonisti ma mai disposta nel concedere soluzioni definitive e/o dettate dalla realtà. L’agente speciale dell’FBI Dale Cooper (interpretato da un mitico e adorabile Kyle MacLachlan), arriva da fuori e aiuta lo sceriffo Harry Truman nelle indagini partendo dalle condizioni della sopravvissuta Ronette Pulaski, insieme a Laura nella notte dell’omicidio. Si scoprirà che quella liceale modello era invischiata in storie troppo pericolose e proibite per una diciassettenne, coinvolgendo tutti gli abitanti di Twin Peaks nella maniera più o meno indiretta: dalla sua amica del cuore, la delicata Donna Hayward, all’amante motociclista James Hurley; dal suo ingenuo ragazzo Bobby Briggs (che egli contemporaneamente tradiva con la cameriera Shelly, moglie del violento e bastardo Leo Johnson) all’arrapante sensualità di Audrey Horne, figlia del potente Benjamin Horne, signorotto del luogo e losco proprietario del Great Northern Hotel e della casa per prostitute One-Eyed Jack’s; dalla complice segreta di quest’ultimo, l’indomita Catherine Martell, al suo simpatico marito Pete, appassionato di pesca; dal recidivo galeotto Hank Jennings alla deliziosa moglie Norma, responsabile del luogo di ritrovo Double R Diner e divisa fra lui ed il vecchio amore “Big” Ed Hurley, già marito dell’ossessiva montatrice di tende Nadine. E via proseguendo con la buffa Lucy Moran (segretaria del dipartimento di polizia), il suo inetto compagno Andy Brennan (poliziotto al servizio di Truman), l’esemplare agente “Hawk”, il misurato dottor William Hayward (padre di Donna), lo stravagante psichiatra Lawrence Jacoby, il Maggiore Garland Briggs (padre di Bobby, sempre impegnato in missioni di massima segretezza), la bizzarra Signora Ceppo, l’affascinante Josie (donna asiatica non esente da sospetti, proprietaria della segheria Packard e compagna dello sceriffo), fino ad arrivare all’addolorato Leland, padre di Laura che dopo la morte della figlia non fa altro che tormentarsi in maniera infantile. Ogni successione d’eventi della serie, dispiega una miriade di percorsi destinati ad intrecciarsi con emotiva e discendente aura senza tempo, facendoci coinvolgere poco a poco nella vita di tutti i suoi personaggi finché non si provi compassione per ognuno di loro, così lacerati dai propri sensi di colpa, da affari sfacciatamente disonesti e dall’eterno dilemma dell’amore. Tutto questo attraverso un registro di generi che Twin Peaks ha conciliato in maniera unica, epocale e soprattutto indimenticabile, passando dal poliziesco alla soap opera, dal thriller al racconto soprannaturale, dalla tragedia al noir visionario; senza mai scordare le punte di humor inatteso ed esilarante e la celebre suggestione delle musiche di Angelo Badalamenti. Rivedere ancora oggi questa serie significa immergersi in un’esperienza rivelatoria e totale, significa prender parte alla quiete irreale e al magico scenario che pervade quella popolazione montanara di 51,201 persone. Un mito assoluto.
Momenti irrinunciabili della prima stagione:
l’atmosfera da mélo anomalo nella prima parte dell’episodio pilota; la camminata sui binari di una svestita Ronette in stato confusionale; le conversazioni solitarie tra Cooper e Diane, il suo registratore; lo scorrere impenetrabile della natura e il semaforo che diventa rosso nella notte; gli incontri collettivi alla Roadhouse; i dialoghi illuminanti fra Cooper e Truman; gli immancabili dolci alla centrale di polizia; il comodo piacere del Great Northern Hotel; l’abituale serenità del Double R Diner, davanti un’ottima tazza di caffè e della meravigliosa torta di mirtilli; le visioni “reali” di Sarah Palmer; il folle arrivo di Jerry Horne mentre suo fratello Ben è a tavola con la famiglia, che si presenta con buonissime baguette prese a superbocconi; l’entrata in scena dello strafottente e antipatico Albert Rosenfield, agente della Scientifica; il metodo d’indagine tibetano di Cooper, consistente nel lanciare sassi su una bottiglia affinché s’associno presunte relazioni tra la vittima e abitanti della cittadina con la lettera J; la danza di Audrey al Double R; il leggendario sogno di Cooper, fra l’enigmatico Nano danzante e un’altrettanto indecifrabile Laura Palmer; l’allucinante rissa all’obitorio tra Rosenfield e i vari protagonisti che si oppongono alla non restituzione del corpo di Laura; il funerale di quest’ultima, con un infuriato Bobby contro James e tutti gli altri; la setta preventiva dei Bookhouse Boys; il piagnucoloso Leland e i suoi patetici balli per cercar di dimenticare; una risentita Lucy che per giorni tratta Andy con disprezzo; i festini di Ben Horne con i soci islandesi; la discussione fra Donna e Audrey nella toilette della scuola; la reminiscenza delle tende rosse; la “visita” involontaria di Cooper, Truman e compagni alla Signora Ceppo che, all’ora del tè, rivela loro degli interessanti indizi fornitegli dal suo pezzo di legno; la lettera con disegno spedita a Josie da Hank, che preannuncia l’arrivo di quest’ultimo per il piano della segheria; le parole impresse su nastro di Waldo, il povero uccello parlante sequestrato per le indagini; gli eleganti Cooper e “Big” Ed all’One-Eyed Jack’s, con il primo che riesce ad incastrare l’ignobile croupier Jacques Renault; la videocassetta con le immagini di Maddy Ferguson, cugina di Laura che attira il dottor Jacoby fuori dallo studio sfruttando la sua impressionante somiglianza con lei, prima della conseguente irruzione di James e Donna; la soap Invito all’amore, seguita dal teleschermo di svariati personaggi…
May 25 SUICIDIO DI MASSA"In un Paese nella quale l'illegalità diventa ormai così fisiologica, è normale che il 97% degli elettori non capiscano un cazzo di quella che è la loro vita. Di questo si deve intervenire, perchè dove c'è strage di legalità ci sarà strage di popolo."
(Marco Pannella, giovedì sera ad Annozero) May 21 DREAMS REOCCURRINGIl professore entrò in classe per vedere chi eravamo e disse qualcosa d'irrilevante. Appena se ne andò, mi venne da dire un composto ma vaff... senza volutamente finire l'esclamazione. Lui mi sentì subito e tornò per rimproverarmi, mentre io mi giustificavo con la stupita convinzione che mai avrebbe potuto captare quell'indirizzo appena percettibile. Urlava hai detto vaffanculo! e continuò a mettermi in riga minacciandomi. Notavo poi la presenza d'una ragazzina appena adolescente mentre faceva disegni da asilo, e la scambiai addirittura per colei che occupa quella parte dei miei pensieri da futura conquista, nonostante tutto. Mi disse il suo nome ma non ricordo se fosse Annarita o Annalisa. Qualunque esso sia, sarò di sicuro destinato a non scordarlo facilmente di questi tempi. C'era anche la rievocazione delle tavole da disegno durante le lezioni d'educazione tecnica alle medie, e ora non vorrei che il fantasma di quel professore risultò quello insediatosi nel mio ultimo anno trascorso lì. Forse arriverà il momento d'un ritorno alla fonte dei cuori incrociati, ma spero che sia senza l'intristita routine (non) programmata della scorsa estate... May 18 doppelgangerHo ancora impresso il ricordo d'una introduzione allo short film di un cantante divenuto innominabile. Enormi veli rossi che nascondevano uno sfondo apocalittico con stilizzate figure simili a sicomori e cactus, il fuoco sprigionato attraverso una specie di sorgente divampante, la sfera di cristallo a recare gli occhi iconici del protagonista e sempre più vicina al primissimo piano. Pochi secondi che aprivano un VHS sbiadito da quegli stessi anni così lontani per me (e che non rimpiangerò mai), connotando la presunta immagine pericolosa che ad inzio '90 assunse quel cantante rimbecillito da un cervello in panne dalla notte dei tempi. Ieri sera pensavo se in questa casa non fosse entrato, in maniera subliminale e grazie a qualche gratuito spiffero, un'anima capace di sedurti nell'aldilà malefico fino a farti frantumare la fronte allo specchio. Può darsi di no, eppure sento che si sta avvicinando. Ma in maniera completamente diversa; mai sottile e ambigua, solo fracassona e inspiegabile in termini di abitudinarie esplosioni ad effetto. Per averne la conferma, aspetterò il bar che mi servirà una tazza di caffè completamente ghiacciato o simile ad olio bruciato. Solo in quel caso mi ritroverò davvero oltre la vita e la morte. May 15 FUOCHI NELLA NOTTE (di San Giovanni)Parlano piano al sole le ombre stanche di rumorose rabbie e infinite menzogne
Lunghe di sterminati fili in lunga fila sorde ai tonfi di corpi che vengono abbattuti Tra poco arrossa il cielo della sera sospeso tra azzurri spazi gelidi e lande desolate Quietami i pensieri e le mani e in questa veglia pacificami il cuore Così vanno le cose, così devono andare Così vanno le cose, così devono andare S'alzano sotto cieli spenti i canti di chi è nato alla terra ora di volontà focose speranze E da energie costretto e si muove alla danza, danza, danza, danza, danza, danza, danza Festa stanotte di misere tribù sparse impotenti, di nuclei solitari che è raro di vedere insieme ancora E s'alzano i canti e si muove la danza E s'alzano i canti e si muove la danza, danza, danza, danza, danza Muoiono i preti rinsecchiti e vecchi e muoiono i pastori senza mandrie Spaventati i guerrieri, persi alla meta i viaggiatori La saggezza è impazzita, non sa l'intelligenza La ragione è nel torto, conscia l'ingenuità Ma non tacciono i canti e si muove la danza Quietami i pensieri e il canto e in questa veglia pacificami il cuore Così vanno le cose, così devono andare Così vanno le cose, così devono andare Chi c'è c'è e chi non c'è non c'è Chi c'è c'è e chi non c'è non c'è Chi è stato è stato e chi è stato non è Chi c'è c'è e chi non c'è non c'è Chi c'è c'è e chi non c'è non c'è E non tacciono i canti e si muove la danza E non tacciono i canti e si muove la danza Danza, danza, danza, danza, danza, danza, danza, danza... (Così vanno le cose, così devono andare...) (Consorzio Suonatori Indipendenti, da Ko De Mondo) May 11 LA SCONFITTAQuando la memoria è solo un irricostruibile appunto di fatti precedenti, flusso incosciente d'esperienze abbracciate per comodità e senza senso del patetico, frammenti inconciliabili tra ideologie destinate ad affondare in una piscina luogo dello spettacolo sportivo. Buttarsi in acqua intorno ai cartelloni pubblicitari o essere preso di mira dagli esaltati delusi con tanto di dolci... cosa significano davanti a noi e perchè? Siete finiti, inutile continuare a combattere su una gara dove c'è soprattutto il rischio d'affogare e non oltrepassare la propria metà campo. Quindici anni eh, Michele? ti ricordi? ti ricordi? ti ricordi?... Possono giusto affiorare quegli episodi d'infanzia che ci ricordano come siamo arrivati fin lì, retaggi da filmini in Super8 dove i facili schematismi cadono nelle contraddizioni giovanili, emozioni vissute parallelamente alla visione de Il Dottor Zivago al bar delle Terme di Acireale. No! in strada con le pantofole no! io non parlo così! lei deve cambiare espressione! Trend negativo io non l'ho mai detto, non l'ho mai pensato. Essere insensibili al linguaggio del giornalismo, indifferenti alle parole moderne e dare risalto solo a quelle giuste, perchè le parole sono importanti, chi parla male pensa male e vive male. Intanto la gara va avanti e sembra essere infinita, ogni gol è un silenzio ed ogni silenzio è un gol anche se non si è dalla parte dei cattolici, mentre risuona come dal nulla I'm On Fire di Springsteen e tutti sembrano smarrirsi dietro quelle note docili e disattese. Un momento, c'è da seguire la scena del tram, ognuno s'avvicina al televisore e viene coinvolto da quell'incontro finale che non ci sarà. Voltati! voltati! voltati!... fatelo scendere! fatelo scendere!... corri! corri! corri!... urla! urla!... noooooooo!!! Perchè non è possibile vedere al governo un partito che è sempre andato nella direzione che l'ha sempre reso forte? cosa bisogna fare per ritenere possibile questo programma che guarda al nuovo e apre le porte a tutti, giovani, donne, lavoratori, movimenti? Noi dobbiamo dire: venite, venite nel partito, prendetelo! vediamo insieme cosa possiamo fare, questo sentimento popolare... Il rigore decisivo da battere, è tutto nelle parole di E Ti Vengo A Cercare. Ma se si tira a sinistra mentre si guarda a destra forse si vuole tirare veramente a destra. Il punteggio sul tabellone di 9-8 per la squadra avversaria rimane invariato. Non torneranno più... le merendine di quand'ero bambino... i pomeriggi di maggio non torneranno più... le merendine di quand'ero bambino non torneranno più!!!! i pomeriggi di maggio!! le merendine con pane e cioccolata!! mamma!!!!! mia madre... non tornerà più!! il pollo fritto quand'ero malato! gli ultimi giorni di scuola prima delle vacanze... Noi siamo diversi ma siamo uguali agli altri. La gente infelice accorre, a quel punto il sol dell'avvenire dovremo solo meritarcelo. May 04 69 CANZONI· BEATLES In My Life · BELLE & SEBASTIAN Seeing Other People · BJORK You’ve Been Flirting Again · BREEDERS Only In 3’s · KATE BUSH Breathing · DAVID BYRNE Angels · CALEXICO Missing · CAT POWER Say · COCTEAU TWINS Cicely · ELVIS COSTELLO I’m Not Angry · CRAMPS What’s Behind The Mask · DEAD CAN DANCE In The Kingdom Of The Blind The One-Eyed Are Kings · ECHO & THE BUNNYMEN Villiers Terrace · EELS Ugly Love · PETER GABRIEL I Don’t Remember · GALAXIE 500 Tugboat · GANG OF FOUR Not Great Men · MARVIN GAYE Flyin’ High (In The Friendly Sky) · GUN CLUB Mother Of Earth · PJ HARVEY The Garden · JIMI HENDRIX The Wind Cries Mary · HOLE Miss World · HUSKER DU Tell You Why Tomorrow · KILLING JOKE Love Like Blood · JAPAN Nightporter · JEFFERSON AIRPLANE Wooden Ships · MARK LANEGAN Resurrection Song · LED ZEPPELIN The Song Remains The Same · LOW Pissing · MAZZY STAR Into Dust · MERCURY REV Frittering · MODERN LOVERS She Cracked · MOGWAI Katrien · MY BLOODY VALENTINE No More Sorry · OASIS She’s Electric · PAVEMENT Half A Canyon · POLICE Bring On The Night · PORTISHEAD Mourning Air · PRIMAL SCREAM Keep Your Dreams · PUBLIC IMAGE LTD Rise · PSYCHEDELIC FURS I Wanna Sleep With You · LOU REED Dreamin’ · R.E.M. 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Il tocco austero di Parish è un ulteriore valore aggiunto dell'album, dove Polly Jean riesce a sfruttare egregiamente le potenzialità della sua voce, espressiva come poche altre nel panorama Rock odierno. Il canto spazia così da tremolanti timbri d'anziana (il lento avvolgersi di April) a quelli da incontrollata urlatrice (la rabbia schizoide di Pig will not), da falsetti angelici (Leaving California e The soldier, guardacaso i brani più vicini all'ultimo lavoro solista della Harvey) a gutturali tenebrosi stile Nick Cave (l'incalzare bastardo della title-track, che confluisce nella strumentale The crow knows where all the little children go, sorta di ritualistico samba elettrificato). L'impatto incisivo del singolo Black hearted love conquista già al primo ascolto e si segnala come uno degli apici della raccolta, seguita dal Folk misticheggiante di Sixteen, fifteen, fourteen e dall'evocativo riverbero delle passioni di Passionless, pointless. Dopodichè risulta superfluo esaltare una simile cantautrice, ma per chi ancora non la conoscesse potrebbe partire tranquillamente da A Woman A Man Walked By, fedele ritratto d'una intensa carriera.
April 22 AI CONFINI DELLA REALTA'"Vedo periferie che si diffondono per il pianeta, la suburbanizzazione dell’anima, vite senza senso, noia assoluta. Una specie di mondo della tv pomeridiana, quando sei mezzo addormentato. E poi, di tanto in tanto, bum! Un evento di una violenza assoluta, del tutto imprevedibile: qualcosa come un pazzo che spara in un supermercato, una bomba che esplode. E’ pericoloso” (James G. Ballard)
"Ci sono attimi che arginano il tempo, isole fuori dalle rotte della storia, sono momenti bianchi come una luce accecante, aggrediti dal nero dell'assenza di logica, azzurri come il cielo della speranza. Oggi Torino è in un universo parallelo, fatto di orgoglio, coraggio, decisione. Non tutte le emozioni vivono incastrate in una cornice. Le più profonde spesso fluttuano libere" (Fabio Caressa, nell'introduzione alla telecronaca di Juventus-Inter su Sky...) April 10 GRAN TORINOWalt Kowalski. Un nome mitologico per colui che preferisce confrontarsi con una morte fronteggiata sin dalla guerra di Corea e che, giunto alla soglia del crepuscolo, vuole solo esser lasciato in pace a meditare sulle proprie birre scolate in veranda, mentre si gode la compagnia del suo Labrador e della Ford Gran Torino custodita gelosamente in garage. La dura mentalità di Kowalski non riesce mai a vedere nulla di buono in quel poco raccomandabile quartiere di Detroit dove abita, cui essendo rimasto orfano della moglie e dell’affetto verso i figli mai troppo amati, respinge finanche le discussioni con un giovane prete su dilemmi religiosi circa vita e morte, quest’ultima non esattamente ritenuta da Walt come amara nella perdita e dolce nella salvazione. Disprezza qualsiasi vicino hmong si aggiri intorno al suo terreno e osserva, dall’esterno della sua casa sorvegliata dalla bandiera a stelle e strisce, come la moderna gioventù stia andando sempre più alla deriva. Eppure non t’aspetteresti mai che uno come lui, dal carattere così burbero, lunatico e razzista, si ritrovi a proteggere una comunità d’immigrati asiatici dalle minacce delle gang giovanili, fungendo persino da mentore all’inesperto Thao, il giovane che gli ha cercato di soffiare quella Gran Torino desiderata dal cugino e dai bulli cui cerca d’allontanarsi come può. Kowalski lo perdona facendolo lavorare per un po’ e diventa amico dei hmong, da loro considerato eroe, convincendosi del fatto che ci siano più cose in comune con loro che con i suoi stessi familiari. Attraverso una poetica sociale da moderno racconto di formazione, Gran Torino mette in scena il prepotente ritorno di Clint Eastwood al personaggio virile e “vissuto”, ideale successore del Frankie Dunn di Million Dollar Baby ma avviato verso una consapevole attesa redentrice, che culmina in un eroico gesto finale tanto significativo per il giovane Thao e la sua famiglia. Non è più il tempo dei giustizieri venuti da lontano ma di caustici reazionari pronti ad affrontare, loro malgrado, questioni etiche troppo indispensabili per riscattare una rigida solitudine che Walt vive da vecchio malato sputasangue senza apparenti ideali. Anche il giudizio di uno sciamano può riflettersi sull’incondizionata ostinazione d’un uomo che si confessa per moralità prima del richiamo di un’ultima, sacrificale missione. E il compito d’ampliare una storia così contemporanea alle logiche da vecchio classicismo hollywoodiano spetta ancora una volta a lui, Clint. È come se nell’arco di quasi due ore, volesse sintetizzare tutta la sua parabola cinematografica in uno sfaccettato unicum dal graduale messaggio d’apertura e integrazione verso chi è così diverso ma così uguale a noi, condividendo umori dapprima malvisti causa una mentalità ristretta (quella di Kowalski) che squadrava e sentenziava solamente. Gran Torino è un capolavoro di coinvolgente scorrevolezza narrativa, armato d’una regia perfettamente in linea con i solidi stilemi drammaturgici dell’ultimo Eastwood e capace di farci entusiasmare sempre più, semmai ce ne fosse ancora bisogno, di un autore che davvero non conosce pause produttive e artistiche. E con un’uscita di scena conclusiva che sa d’eterno, proprio come lui. Qualsiasi cosa farò loro saranno spacciati April 02 SALUTI DA FIRENZE Pioggia a volontà nelle ore di una partenza posticipata. Attimi d'ottimismo prima del viaggio sonoro. Music For Airports. Avanza il sonno delle evocazioni. Il film della giornata che vuol sovrastare Ligeti. E' troppo tardi per condividere l'alba a Twin Peaks. Calerà solo pioggia dinamitarda. L'attenuazione del cielo prima che la chiesa di Santa Croce diventi inespugnabile. Piazza della Signoria e il suo bagno di turisti. Il riflessivo ristorante prescritto dopo la divisione in due del gruppo. Acqua, acqua e ancora acqua per i prossimi giri. Ponte Vecchio senza effetto cartolina. L'Arno innaffiato per tutto il tempo avuto a sua disposizione. Gelatai incazzati e venditori d'ombrelli dappertutto. Le istantanee catturate davanti il Duomo con Campanile di Giotto. Ritorno alla collettività verso l'alto. Piazzale Michelangelo e il suo David monumentale. La Certosa senza certezza d'entrata. Il Milionario che non sarà mai tale. L'Outlet riservato solo all'abbigliamento, con quel clima d'arcobaleno. Il crepuscolo che cala e le note di Daphnia che scorrono via come estasi rassegnata. Il furente crescendo anti-consolatorio di May nothing but happiness come through your door. L'innodicità rimandata di E ti vengo a cercare. Un ringraziamento senza applausi. Titoli di coda che si sperano non definitivi. March 27 MULHOLLAND DRIVENell'oscurità della notte, una limousine nera s'aggira tra colline hollywoodiane infestate di mistero. C'è un violento incidente che impedisce uno scomodo regolamento di conti. Dalla limousine sopravvive una donna che perde la memoria e si mette in cammino verso Sunset Boulevard. La donna trova rifugio nella casa di Betty, futura attrice appena giunta a Los Angeles per realizzare il suo sogno. Un manifesto della Hayworth spinge la smemorata a farsi chiamare Rita e l'allegra Betty, in attesa del primo provino negli studios, la prende sotto la sua ala protettiva. E cerca di ricostruire, insieme a Rita, la vera identità e il recente passato di quest'ultima. Qualche indizio comincia a prender forma quando le due fanciulle, all'interno d'un vuoto caseggiato, rinvengono il terrificante cadavere di una donna... Di fronte alle suggestioni indefinibili e agli intricati percorsi narrativi che popolano un'opera come Mulholland Drive, bisogna solo seguirne il progressivo disvelamento con emotività sospesa. Di quell'emotività fatta della stessa materia dei sogni, per cui è facile perdersi nei meandri d'un conturbante inconscio che David Lynch, da sublime maestro dell'immaginazione, ci filma attraverso sfuggenti situazioni senza tempo, dal solido impianto noir e dalle molteplici chiavi di lettura. Ed è proprio una chiave, infilata da Rita nella scatola blu a 3/4 della pellicola, che stravolge i meccanismi del plot risucchiandoci in un'altra storia dalle prospettive completamente ribaltate. Strade (ancor più) perdute dove l'elemento meta-cinematografico si arricchisce d'accurato enigma sui generis e turbinoso fascino erotico (non poteva essere altrimenti con due simili protagoniste come Laura Harring, così delicata nella sua sensualità, e la deliziosa maschera fragile di Naomi Watts). Ma il momento che più segna una presa di coscienza da parte dello spettatore e delle stesse protagoniste di Mulholland Drive, è quando Betty e Rita si recano all'artificioso spettacolo nel Club del Silenzio, metafora definitiva sul potere illusorio della finzione. "No hay banda. E' tutto registrato", dice il mefistofelico prestigiatore prima che entri in scena la cantante spagnola alle prese con un'interpretazione simulata, senza pathos autentico, veritiera solo quando essa s'accascia a terra e nel mentre la sua voce continua a diffondersi. Non c'è speranza nel modo in cui Betty immagina di coronare il suo sogno da aspirante attrice, poichè tutto quello che vediamo in una rappresentazione teatrale non potrà mai coincidere con la realtà dura e crudele di un'occasione mancata. Ecco allora il trapasso da un racconto alla ricerca di una condizione solo immaginata al conseguente ritorno verso uno scenario concreto, che non comprende sogni illusori perchè troppo grandi per la vita stessa e quindi senza più significato per Betty (ora chiamata Diane). Memorabile e innumerevole la galleria di personaggi riuniti attorno al profondo rapporto tra Betty/Diane e Rita (a sua volta rinominata Camilla): il regista Adam Kesher, che con le sue grottesche peripezie è chiamato ad assumere a ogni costo la fantomatica attrice Camilla Rhodes (appunto); i due anziani coniugi, all'inizio adorabili e infine visti sotto forma d'allucinazione malefica; i fratelli Castiglioni, che con quell'aria da boss mafiosi non apprezzano il richiesto caffè espresso; l'inquietante capo di un'associazione segreta che sembra decidere i destini dei personaggi; l'Uomo Nero nascosto dietro il cortile del bar; il giovane killer maldestro che non sembra capace di portare a termine la "missione"; il Cowboy, sornione spirito guida per il disorientato Kesher. Un'umana natura tanto cara all'arte del regista, nella quale si cela l'atto d'amore di Lynch verso il Cinema ed anche il suo contrario. Con miracoloso equilibrio nei dettagli, Mulholland Drive è una personalissima, onirica descrizione del mondo di Hollywood che il grande schermo non ha mai avuto così tanta libertà di mettere in scena.
E' lei la ragazza
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